Botte al controllore della Mom, in quattro rinviati a giudizio
I fatti risalgono a quattro anni fa. Per una l’accusa è di lesioni aggravate, per gli tre altri di minacce: «Ti uccido»

Un altro processo per aver oltraggiato un controllore della Mom durante il servizio. È approdato in un’aula del tribunale di Treviso, davanti al giudice delle udienze preliminari Carlo Colombo, il caso che vede quattro stranieri accusati a vario titolo di resistenza a pubblico ufficiale, rifiuto di declinare le proprie generalità, lesioni aggravate e minacce.
Gli imputati, tre marocchini e un senegalese, sono stati tutti rinviati a giudizio e la prima udienza è stata fissata per l’11 marzo del prossimo anno. Si tratta dei marocchini Malika El Bahloui, 70 anni, Sanaa Et Taleby, 35 anni, Badred Dine Benhabibi, 26 anni, e del senegalese Sana Badio, 27 anni, tutti residenti a Vittorio Veneto (difesi dagli avvocati Gioia Barbato, Andrea Da Roit, Luca Piaia e Katia Falcomer). La prima deve rispondere di resistenza, rifiuto di generalità e lesioni personali aggravate. Gli altri tre di minacce.
Il fatto risale al 14 dicembre di quattro anni fa quando il controllore Franco Pizzol, dipendente della società Mobilità di Marca, nelle sue vesti di pubblico ufficiale preposto al controllo dei biglietti, salì a bordo della corriera della linea 31, quella che collega l’ospedale di Vittorio Veneto alla frazione di Longhere per verificare i titoli di viaggio dei passeggeri.
Stando a quanto sostiene la pubblica accusa, una passeggera marocchina si non soltanto si rifiutò di mostrare il biglietto e di dare le proprie generalità a tal punto che il controllore la invitò a scendere in piazza Medaglie d’Oro per andare al comando della polizia locale, offrendosi di aiutarla a portare le borse della spesa. Nel trambusto generale la donna avrebbe anche messo le mani addosso al dipendente della Mom provocandogli un trauma alla spalla destra giudicato guaribile in 10 giorni.
A darle manforte tre uomini, due marocchini e un senegalese, che secondo quanto sostiene il pubblico ministero Giulio Caprarola, nel capo d’accusa, avrebbero accerchiato e minacciato il dipendente della Mom, con la frase “ti uccido”.
Quel giorno fu necessario l’intervento della forze dell’ordine per calmare gli animi e soprattutto per identificare i protagonisti della vicenda. Da qui l’indagine sfociata in un’inchiesta penale, innescata dalla denuncia del controllore, equiparato ad un pubblico ufficiale.
Il caso è approdato nei giorni scorsi in sede di udienza preliminare davanti al gup Colombo che ha deciso, al termine della requisitoria del pubblico ministero e le arringhe difensive degli avvocati di rinviare a giudizio tutti e quattro gli imputati con diverse accuse a seconda del ruolo ricoperto dalla vicenda, fissando per l’11 marzo del 2027 la data della prima udienza davanti ad un giudice monocratico.
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