Boom di crisi aziendali nella Marca. La cassa integrazione torna a correre

Cig in crescita del 52%, export in stallo e nuove procedure aperte: tavolo di confronto tra Assindustria e forze sociali
06/06/2019 Taranto, Presidio dei lavoratori del sindacato USB davanti alla direzione della Arcelor-Mittal ex Ilva, contrari alla trattativa fra proprietà e sindacati confederati per la cassa integrazione per 1400 lavoratori
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TREVISO. Torna prepotente la cassa integrazione, aumentano le crisi aziendali, la manifattura rallenta ancora. È il contesto su cui si sono trovati a discutere, nei giorni scorsi, sindacalisti e industriali di Treviso e Padova. Assindustria, Cgil, Cisl e Uil si sono sedute attorno a un tavolo per tracciare una linea comune di azione a tutela dei lavoratori e delle imprese, una linea che prevede un confronto continuo tra le parti anche nei prossimi mesi attorno a pochi punti fondamentali: taglio del cuneo fiscale, incremento della contrattazione, riduzione della tassazione sui premi di risultato. Stefanel e Tessitura Monti sono le due crisi più evidenti, ma sono 33 le aziende trevigiane che nell’ultimo anno sono state interessate da procedure di crisi.

Le crisi aumentano

I numeri fotografano una provincia che non si è più rialzata dopo la grande crisi del 2008-2011. Da luglio 2018 a giugno 2019 sono state aperte 33 procedure aziendali, di cui 23 nei primi sei mesi di quest’anno: erano state appena cinque nello stesso periodo del 2018. Crisi che sono costate 260 posti di lavoro, relativi a dipendenti a tempo indeterminato. Includendo anche le imprese di Padova nel calcolo, sono state 77 tra il 2018 e il 2019 le società interessate da crisi aziendale. Colpisce il dato relativo alla cassa integrazione, prima spia delle difficoltà di un’attività produttiva. Le ore di “cig” autorizzate in provincia di Treviso nei primi nove mesi del 2019 sono state 2,42 milioni, in crescita del 18,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018. In particolare è aumentata in maniera esponenziale la “cassa” ordinaria, passando da 1,34 a 2,03 milioni di ore, il 52 per cento in più. Padova vive una dinamica opposta: cresce la cassa straordinaria e cala quella ordinaria, il saldo complessivo finale è comunque positivo come a Treviso.

Niente crescita

«Stallo» è la parola usata dagli industriali per riassumere i dati relativi alla crescita. La produzione manifatturiera delle due province si è espansa nel primo semestre 2019 ma a un ritmo ridotto rispetto a un anno fa: +1,6 per cento. Debole anche l’export (più 0,4) e l’occupazione, che cresce con un saldo positivo di 12.145 unità ma a velocità meno sostenuta rispetto alle precedenti rilevazioni. Un dato positivo? Funziona la contrattazione tra imprese e lavoratori. Negli ultimi due anni Assindustria Venetocentro e sindacati hanno sottoscritto 200 accordi, ora più del 50% dei lavoratori di Treviso e Padova sono coperti da un contratto aziendale.

Il confronto

Nei giorni scorsi si sono quindi incontrati Maria Cristina Piovesana, presidente di Assindustria, il vicarioMassimo Finco e la vice presidente delegata alla relazioni sindacali Antonella Candiotto, assieme ai vertici di Cgil, Cisl e Uil rappresentati dai segretari Aldo Marturano (Cgil Padova), Mauro Visentin (Cgil Treviso), Cinzia Bonan (Cisl Treviso Belluno), Samuel Scavazzin (Cisl Padova Rovigo), Guglielmo Pisana (Uil Treviso Belluno) e Riccardo Dal Lago (Uil Padova Rovigo). Un tavolo di confronto che le parti si sono ripromesse di aggiornare con cadenza fissa. L’obiettivo è incrementare la contrattazione di secondo livello, incentivare i programmi di formazione in azienda, portare avanti insieme la battaglia per il taglio del cuneo fiscale e la riduzione della tassazione sui premi di risultato.

«Auspichiamo che quello con le parti sociali diventi un tavolo permanente» commenta Piovesana, «oggi si tende a marcare le differenze, a frammentarsi, a muoversi nel breve periodo. Vorremmo dare un esempio diverso, cercare quello che ci unisce, contribuire a creare benessere sociale e opportunità, guardando in particolare ai giovani. E condividere con le organizzazioni sindacali le ragioni che hanno dato vita ad Assindustria Venetocentro, oltre i confini provinciali, per innovare il perimetro e i traguardi dell’azione di rappresentanza». —


 

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