Bar e ristoranti aperti per protesta Blitz di vigili e carabinieri nei locali

Forze dell’ordine a Giavera, Castelfranco e Montebelluna. Per pranzi e cene sanzioni in arrivo e rischio chiusura
Allegranzi Cozzuolo silvia gandin e riccardo rizzo Ristorante alle Colline
Allegranzi Cozzuolo silvia gandin e riccardo rizzo Ristorante alle Colline

treviso

Pochi, ma agguerriti. Quelli che sono andati fino in fondo non saranno più di una decina, però possono dire di aver centrato l’obiettivo: sale piene a pranzo e cena, commensali sorridenti tra antipasti, primi e secondi come se niente fosse, brindisi e selfie, al grido di «Il Covid non si prende al ristorante». In un caso, quello dell’osteria Da Jodo di Maser, con il supporto delle istituzioni, che - nella veste della sindaca Claudia Benedos - si sono sedute a tavola in barba alla zona arancione: «Una barista che conosco dopo un anno dietro il bancone non si è contagiata» assicura il primo cittadino. Ma la rivolta degli esercenti ha il suo prezzo da pagare. Al ristorante La Paterna di Giavera sono arrivati i carabinieri, al bar Siesta di Castelfranco i vigili. Nessuna sanzione, per ora, ma segnalazione inoltrata alla Prefettura, che potrebbe sospendere la licenza.

la mappa della protesta

Tutte le associazioni di categoria hanno preso le distanze dalla protesta optando per una più mite accensione serale delle luci. Castelfranco, Maser, Conegliano, Vittorio Veneto: il mal di pancia si è sentito soprattutto in provincia. Una delle situazioni più “calde”, come detto, a Giavera, ristorante La Paterna. Una ventina di coperti a pranzo, un successo per il titolare Giovanni Merlo: «Tutti hanno rispettato il distanziamento». I carabinieri sono arrivati attorno alle 16. Hanno raccolto le generalità di tutti i partecipanti e chiesto loro di esibire l’autocertificazione, nessuna tensione e nessuna multa in questa fase, ma i dati saranno trasmessi alla Prefettura che potrebbe disporre la sospensione dell’attività per cinque giorni, oltre a una sanzione in denaro. Altre divise, quelle della polizia locale, a Castelfranco, bar Siesta, anche qui con identificazione dei presenti (i clienti erano quattro e sono stati fatti uscire) e possibile (probabile) maxi sanzione in arrivo nelle prossime ore. «Credo proprio che la multa me la manderanno» ammette la titolare Elyson, che però non si arrende: «Terrò aperto lo stesso anche stasera. Ormai si va fino in fondo». Coperti pieni anche al ristorante “T’Osti” di corso Mazzini a Montebelluna, con visita dei carabinieri alle 21.30 di ieri sera; da Jodo a Maser (pranzo e cena), da Yumi a Conegliano (per chi preferiva il sushi, a cena), alle Colline di Cozzuolo (a cena). Sono solo quelli censiti, è verosimile che anche altri abbiano aperto i battenti a clienti e simpatizzanti. Carabinieri anche in un bar di Caerano, ma per una segnalazione fasulla: era tutto a posto. La protesta è stata organizzata su Telegram, in un gruppo composto da più di 1.200 membri dove per tutto il giorno sono state condivise informazioni sui locali aperti e perplessità in merito alle norme violate.

non solo bar e ristoranti

Hanno protestato anche alcune palestre e centri estetici, questi ultimi aperti ma con la promessa di non chiudere nemmeno in zona rossa: «Lo Stato non mi aiuta, quindi se diventeremo zona rossa terrò aperta l’attività di estetica» promette Lucia Orfeo, Espressione Creativa di Conegliano, «lo spazio è condiviso con l’attività di parrucchiere, perché in un caso è sicuro e nell’altro no?».

gli indecisi

Ma c’è anche chi ha preferito non andare fino in fondo. La posizione ufficiale di Confcommercio chiedeva di non violare le norme, e quindi lasciare le luci accese senza permettere l’ingresso dei clienti. Ha ragionato così, per esempio, Rita Somera, Bottega del Caffè a Vittorio Veneto: «Avevo pensato di tenere tutto aperto, poi ho visto che nella mia città l’adesione non è stata così alta. Così rimango a fare caffè da asporto. Lavoriamo molto con le scuole, e le scuole in questo periodo non ci sono. Con l’asporto guadagno circa un terzo rispetto all’attività normale, i ristori bastano per le spese e nemmeno tutte». Ha rinunciato all’ultimo anche Grillo’s a Roncade: «Non ci sono solo le multe, rischiamo un’azione penale. E non voglio diventare un martire». —



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