Bancarotta, King Bado condannato a 2 anni

Il titolare dell’azienda di abbigliamento The Family era accusato di un buco da 2 milioni di euro e di aver frodato il Fisco

Era accusato di bancarotta fraudolenta e documentale: ieri mattina Alessandro Bado, più noto come King Bado, patron della Broke, è stato condannato a due anni di reclusione pena sospesa. L’altro imputato nel procedimento, per il fallimento della “The family”, Gian Paolo Fattori, all’epoca dei fatti membro del cda, è invece stato assolto da ogni accusa. La sentenza è stata pronunciata ieri mattina dal collegio dei giudici del Tribunale di Treviso dopo che nel corso della scorsa udienza gli avvocati difensori Mauro Bosco e Massimo Scantamburlo avevano richiesto un supplemento di indagini per visionare una decina di scatolini contenti la documentazione contabile oggetto delle accuse che si troverebbero stipati in un magazzino di Cavarzere. Bado era accusato di aver sottratto le scritture contabili mai trovate dalla commercialista Alessandra Gazzola, curatrice fallimentare della «The Family srl», chiusa dai giudici a maggio 2008. Un «buco», secondo quanto ipotizzato dalla Procura, che si aggirerebbe sui 2 milioni di euro. Bado in pratica era accusato di non aver versato l’imposta sul valore aggiunto, per un totale di 419.869 euro. All’ epoca era presidente della società ormai fallita «The Family srl», che aveva sede a Silea in via Galilei 13 e che gestiva il marchio «Broke». Accuse sempre rigettate da Bado che subito dopo l’apertura del processo aveva voluto fare chiarezza sulla sua posizione. «Sono subentrato in una società già dissestata finanziariamente e al momento del fallimento non ho occultato alcun documento. Se c'è un responsabile di certo non sono io», aveva ribadito all’epoca, «Quando sono entrato a far parte della "The family" nel giugno del 2006, la società aveva già maturato l'esposizione Iva per cui ora vengo accusato e inoltre era in evidenti difficoltà finanziarie». Per quanto concerne l’aspetto della bancarotta documentale Bado aveva riferito che «la documentazione era compresa tra i beni trasferiti dal Fattori in un capannone di sua proprietà, peccato però che poi lui si fosse reso improvvisamente irreperibile. Io non c'entro assolutamente niente». Proprio per questo la difesa aveva richiesto nelle scorse udienze un ulteriore supplemento di indagine, alla ricerca di quegli scatoloni di documenti che conterrebbero proprio la documentazione contabile oggetto delle accuse. Ma ieri il sostituto procuratore titolare del fascicolo ha chiesto per King Bado 3 anni e 4 mesi di reclusione, ridotti dal collegio dei giudici a due. (s.g.)

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