Bake Off Italia, Luca Altoè: il vigile di San Biagio che sfida i fornelli

Luca Altoè, 41 anni, agente della polizia locale e appassionato di pasticceria, è tra i 16 concorrenti della nuova edizione di Bake Off Italia. «Le mie bimbe sono le mie più grandi sostenitrici»

Luca Altoè
Luca Altoè

Agente della polizia locale per lavoro, pasticciere per passione, papà per amore. E così Luca Altoè, 41 anni, originario di Cappella Maggiore, residente a Spresiano e in forze al comando dei vigili di San Biagio di Callalta, entra nell’allegra brigata di Bake Off Italia, il cooking show in onda da venerdì 4 settembre in prima serata su Real Time.

È uno dei 16 concorrenti che si sfideranno a suon di crostate, tiramisù e ciambelle davanti alla giuria composta da Ernst Knam, Damiano Carrara e Tommaso Foglia, insieme al superospite: il maestro Iginio Massari. Compagno di Jennifer e papà di due bimbe («le mie più grandi sostenitrici», confessa orgoglioso), Altoè è laureato in matematica e scienze naturali. Dopo aver lavorato in due aziende informatiche, ha capito che la sua strada era un’altra e così è entrato nella polizia locale. Oltre alla pasticceria, corre facendo rally come navigatore, anche se sogna di tornare a fare il pilota, cura il suo orto e va a pesca,

Chi è Luca Altoè?

«Famiglie e amicizia sono i miei pilastri. Sono molto esigente con me stesso, spesso sono il mio critico più severo, cerco di non pormi limiti, penso che ci sia sempre qualcosa di nuovo da imparare».

Che studi ha fatto?

«Dopo il diploma all’Itis Galilei di Vittorio Veneto, mi sono laureato a Udine in Tecnologie web e multimediali della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali».

Come nasce la sua passione per i dolci?

«Ho due ricordi legati alla mia infanzia: il primo è di quando mia mamma preparava grandi teglie di tiramisù e io ero sempre pronto ad aiutarla, ma soprattutto ad assaggiare con il dito. L’altro è legato alle torte che mangiavo alle feste di compleanno degli amichetti: torte di pasticceria sempre troppo dolci e pesanti. A questi ricordi si è aggiunta la scoperta che la pasticceria è anche chimica degli ingredienti, matematica e precisione: aspetti che mi hanno affascinato e portato ad avvicinarmi a questo mondo con sempre maggiore interesse, fino a trasformare quella curiosità in una vera passione. Trovare il giusto equilibrio tra gli ingredienti è una sfida continua, cerco sempre di raggiungere nella creazione di una torta quel preciso equilibrio di sapori che ho in mente».

Come concilia il lavoro di agente di polizia locale con la dolcezza di bignè e meringhe?

«Non è così difficile, al lavoro sono abituato a far rispettare le regole, in pasticceria sono le regole che faccio rispettare a me. Tra pesi, temperature e tempi, anche bignè e meringhe hanno il loro codice e guai a superare i limiti».

Qual è la sua specialità?

«Mettermi alla prova, imparare cose nuove e cercare sempre di superare i miei limiti. La pasticceria moderna e le monoporzioni sono il terreno ideale per farlo: mi permettono di sperimentare».

Com’è arrivato a Bake Off?

«Per anni mi sono sentito dire: “Ma perché non ti iscrivi a Bake Off? ” e ho sempre risposto ridendo. Ero convinto che mai sarei riuscito ad arrivare sotto quel tendone. Quest’anno, però, sono stato preso alla sprovvista da Jennifer, che con un tono molto deciso mi ha detto “Adesso ti siedi qui e rispondi alle domande per la candidatura a Bake Off”. Ho iniziato quasi per gioco, senza pensarci troppo… e poi il gioco si è fatto serio. Da lì è iniziata questa avventura. Il resto… lo vedremo in tivù».

Qual è il suo cavallo di battaglia zuccheroso?

«Il tiramisù in casa è proprio una battaglia. Ognuno lo fa a suo modo e io cerco di far vincere il mio».

Quale dolce le ha fatto conquistare un posto a Bake Off?

«Sicuramente il dolce che ho portato ai casting live mi ha fatto emozionare tantissimo. In quel dolce ho voluto unire tutto me stesso, partendo dalla tecnica, passando per le mie origini venete fino ad arrivare ad un messaggio ben preciso. L’ho chiamato: “Il Piave Mormorò”. Se volete saperne di più seguitemi in quest’avventura».

Cosa sforna per le due bimbe?

«Per Alice, la maggiore, va bene che io sforni qualsiasi dolce per farla felice. Per Sofia, invece, cambio registro sfornando pizze, panzerotti e focacce salate»

E per gli amici?

«Sono i miei tester preferiti: spesso si ritrovano, loro malgrado, a mangiare i risultati delle mie idee più folli. Con loro posso sperimentare, tanto qualcuno disposto ad assaggiare lo trovo sempre».

Il suo sogno?

«Mi piacerebbe, un giorno, realizzare un food truck dolce itinerante: un piccolo laboratorio su quattro ruote capace di portare la mia idea di pasticceria in luoghi sempre diversi. Vorrei far conoscere i sapori della tradizione, ma anche raccontare la mia personale visione, fatta di contaminazioni, incontri tra culture, tecniche e ingredienti».

Il suo mito in ambito di torte e biscotti?

«Senza dubbio i maestri Luca Montersino e Iginio Massari. Il primo l’ho conosciuto per sbaglio su internet e da lì è stato amore a prima vista, ho iniziato a comprare i suoi libri, a studiarli e a cercare di metterli in pratica. Il secondo ho avuto l’onore di conoscerlo di persona ma soprattutto ho avuto l’onore di essere da lui giudicato e aiutato con consigli preziosi».

Con che specialità ha conquistato la sua compagna? Chi cucina in casa?

«Con una bavarese ai tre cioccolati preparata per il compleanno di Sofia. Jennifer aveva iniziato a farla senza sapere bene a cosa stesse andando incontro, infatti, diciamo che, più che una bavarese, all’inizio sembrava di avere davanti tre cioccolate calde. Disperata, a quel punto, mi ha passato il cucchiaio. Io ho preso in mano la situazione e ho salvato dolce e festa. In casa cuciniamo entrambi e possiamo dire che nel salato ci sostituiamo egregiamente mentre nel dolce a lei il compito di fare i dolci “ad occhio” ovvero quelli del “un cucchiaio, mezzo bicchiere…” io quelli dove il grammo conta».

Ha mai offerto un dolcetto a un utente della strada infuriato per la multa?

«Offerto no, ma ricevuto dopo la sanzione si, alla fine la dolcezza fa sempre da padrona».

 

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