Autopsia choc: ferocia mai vista
Lucia Comin orribilmente seviziata davanti al marito Guido Pelliciardi. All'uomo hanno spezzato il collo. I malviventi hanno infierito con spranghe e coltelli. Il medico legale: "Mai vista tanta violenza"
TREVISO. A lui hanno spezzato l’osso del collo, a lei hanno spaccato la testa con una spranga dopo averla seviziata alle parti intime per almeno un’ora. Una fine atroce quella dei coniugi Lucia Comin e Guido Pelliciardi, 60 e 67 anni di Gorgo. «E’ stata usata una violenza inaudita», ha detto ieri il professor Massimo Montisci al termine dell’autopsia. «Una cosa orribile», ha dichiarato il procuratore Antonio Fojadelli. E’ durata quasi sei ore l’autopsia eseguita ieri sui corpi dei coniugi Pelliciardi, i custodi del parco di villa Durante di via S.Antonino a Gorgo, massacrati nella notte tra lunedì e martedì all’interno della dependence in cui abitavano, forse da una banda di rapinatori. L’ esame, minuziosissimo, è stato condotto dal professor Massimo Montisci dell’Istituto di Medicina legale di Padova che, al termine delle operazioni, non ha nascosto il suo turbamento: «E’ stata usata una violenza inaudita», ha commentato il medico all’uscita dall’obitorio di Oderzo. Lucia e Guido Pelliciardi sono morti tra l’1.30 e le 2 di martedì, dopo essere stati torturati da almeno due persone; le sevizie, sarebbero iniziate mezz’ora prima, verso l’1, e sarebbero diventate via-via più violente. I criminali erano armati di una spranga e di un coltello che potrebbe essere stato preso nella cucina della dependence. Escluso, invece, l’uso di pistole. I banditi, stando a quanto emerge dai primissimi elementi dell’autopsia, avrebbero immobilizzato l’uomo, infierando sulla donna. I segni di costrizione su polsi, gambe e collo farebbero escludere l’uso di corde: i due sarebbero stati tenuti bloccati dagli stessi banditi. Lucia Comin è morta almeno 15 minuti prima del marito. E’ stata uccisa da una sprangata in testa, un colpo violentissimo che le ha sfondato l’osso occipitale. Ma non è l’unica ferita che presentava: il corpo della donna, trovato con reggiseno strappato e mutandine stracciate, era martoriato, cosparso di ecchimosi e di tagli, con alcune fratture alle costole; devastato anche il volto, con la bocca maciullata probabilmente da una sprangata. Lucia è stata inoltre seviziata alle parti intime: i banditi le hanno usato violenza sia alla zona vaginale che anale utilizzando «strumenti da punta e taglio», come hanno precisato gli investigatori. I malviventi si sono serviti probabilmente della spranga e del coltello. Il tutto è avvenuto sotto gli occhi del marito che è stato immobilizzato e costretto ad assistere alle spietate sevizie sulla compagna. Guido Pelliciardi è stato torturato a sua volta: lo confermano ferite e botte presenti su viso e corpo (è stato a sua volta sprangato), la frattura alla gamba. L’uomo è morto a seguito della rottura di una vertebra, provocata da una manovra di torsione del capo; i banditi gli hanno spezzato l’osso del collo. La fine, per la coppia, è arrivata dopo una lunga tortura: almeno un’ora, in un crescendo di violenza. I malviventi hanno infierito con l’arma da taglio: una quindicina le coltellate sferrate a ciascuno, non profonde, fatte con l’intenzione di seviziare, una quarantina le ferite complessive su ogni corpo. Almeno due i banditi responsabili del massacro, scoperto dalla guardia giurata dell’istituto di vigilanza Carniel alle 2.45 di martedì. «Una cosa orribile - ha detto ieri pomeriggio il procuratore Antonio Fojadelli - L’autopsia aggiunge turbamento e tinte fosche all’accaduto». Il magistrato, che insieme al sostituto Valeria Sanzari coordina le indagini dei carabinieri e della Squadra Mobile, ha precisato che i risultati dell’esame necroscopico non permettono ancora di imboccare una pista investigativa certa e di escludere le altre. Ma l’ipotesi della rapina, stando ad alcune accreditate fonti investigative, uscirebbe rafforzata. La ferocia con cui i banditi hanno infierito sulle vittime, martoriandone i corpi, richiama in particolare le modalità di azione delle bande balcaniche, mentre l’accanimento suggerisce la volontà di ottenere qualcosa, a qualsiasi costo. Probabilmente, ipotizzano gli inquirenti, le chiavi che permettevano l’accesso a villa Durante e che i banditi ritenevano in possesso dei coniugi Pelliciardi. In realtà, stando anche a quanto dichiarato dalla proprietaria, la coppia non aveva le chiavi, né conosceva il codice d’allarme.
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