Artigiani e micro imprese si vedono negare il credito

treviso. Per gli artigiani e le micro imprese non c’è credito. A lanciare l’allarme parlando di «vera e propria emergenza» è la Cna trevigiana: «Sono in sensibile aumento le pratiche respinte, i tempi di approvazione delle richieste di finanziamento si dilatano ormai a un paio di mesi, e gli importi erogati dalle banche sono tendenzialmente inferiori a quelli richiesti dalle imprese».
Il lamento sale con la voce di Rudy Bortoluzzi, direttore del confidi Cna Canova – il consorzio che presta garanzie per agevolare gli artigiani trevigiani nell’accesso al credito – a registrare dal suo osservatorio il trend negativo nella Marca Trevigiana, in linea con l’andamento nazionale. «Assistiamo non solo ad un’ulteriore stretta da parte del sistema del credito ma anche ad un rallentamento delle richieste di finanziamento da parte delle aziende, a causa del clima generale di incertezza e stagnazione economica».
A livello nazionale il recente rapporto annuale di Fedart, l’associazione di rappresentanza dei consorzi di garanzia del settore dell’artigianato, nel primo semestre 2019 indica meno 21, 5 miliardi di euro di credito erogato rispetto all’anno precedente. Il credito totale alle imprese nel 2019 è stato di 722, 7 contro i 744, 2 miliardi di euro del 2018. Dal 2011 al 2019 le imprese italiane si sono viste erogare 270 miliardi di euro di credito in meno. «In questa fase il ruolo dei confidi ritorna strategico come supporto alle aziende non solo per avere condizioni agevolate di accesso al credito ma anche semplicemente per poter accedere al credito», sottolinea Bortoluzzi. «Si conferma inoltre importante il ruolo delle associazioni di categoria nell’informare le imprese circa i cambiamenti in atto e nell’affiancarle nelle scelte operative».
Ad esempio, sono in arrivo le disposizioni del nuovo codice sulla crisi di impresa che imporrà alle imprese di dotarsi di un adeguato assetto organizzativo e amministrativo in grado di anticipare l’emergere di stati di insolvenza attraverso degli indicatori di allerta, «che non sempre sono adattabili alle realtà delle micro imprese artigiane», evidenzia Bortoluzzi. «Il timore è che le banche possano utilizzare quei parametri per stabilire se un’impresa è meritevole o meno di credito. Il rischio è che vi possa essere una ulteriore contrazione di liquidità per i più piccoli».
Il direttore del Consorzio fidi Canova invita quindi tutti a fare la propria parte, per far ripartire il flusso dei crediti e degli investimenti rivolti alle piccole e medie imprese: «Il governo deve mettere in campo politiche di sviluppo, le imprese investire nella capitalizzazione, le banche devono puntare, anche attraverso l’innovazione digitale, a una riorganizzazione che abbatta i costi».—
Maria Chiara Pellizzari
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