Annegato nei liquami, titolari indagati accertamenti sui permessi di soggiorno

La Procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo. Verifiche dello Spisal sulla documentazione Disposta anche l’autopsia per chiarire l’esatta causa della morte: asfissia, annegamento o malore

altivole. Ci sono ancora diversi misteri sulla morte del venticinquenne indiano Joseph Pudota, deceduto il pomeriggio della vigilia di Natale, cadendo all’interno di una vasca di liquami dell’azienda agricola Dallan in via Cornere ad Altivole. A partire dal fatto se la vittima avesse o meno i documenti in regola per stare in Italia. La Procura ha infatti aperto un’inchiesta ipotizzando il reato di omicidio colposo e indagando il titolare della ditta, Cristian Dallan, e la moglie.

le piste

Il sostituto procuratore Anna Andreatta ha infatti chiesti ai carabinieri che stanno indagando sulla vicenda di verificare se il ventisettenne fosse in regola con i documenti, circostanza che sembrava scontata inizialmente ma che ha gettato qualche ombra sulla sua presenza in Italia. A colpire infatti il particolare che la madre abbia consegnato ai militari il documento d’identità del fratello che in realtà vive negli Stati Uniti. Scartata l’ipotesi che possa essersi sbagliata, si ipotizza che il povero Joseph non avesse i documenti in regola e che quel documento servisse in caso di controlli. E in questo senso sta emergendo con sempre maggiore chiarezza che il venticinquenne indiano non fosse in regola neanche con il lavoro che stava svolgendo.

l’incidente

La Procura ha quindi conferito l’incarico di fare piena luce sull’esatta causa del decesso all’anatomopatologo Alberto Furlanetto che nelle prossime ore eseguirà l’autopsia. Dalle prime ricostruzioni effettuate dai militari dell’Arma e dalla Spisal sembra che stesse sostenendo un periodo di prova. È stata una morte assurda, avvenuta lontano dagli occhi di chi si trovava il pomeriggio della vigilia di Natale nell’allevamento di anatre e il cui titolare Dallan, imprenditore agricolo di Riese. La vigilia di Natale si lavorava all’allevamento avicolo di via Cornere e lì c’era anche il giovane indiano residente in via Pomini a Barcon di Vedelago. È stato visto vivo l’ultima volta nel pomeriggio, verso le 16. 30, mentre si trovava vicino alla vasca dei liquami, in pratica una fossa dotata di scivolo, una vasca di una decina di metri dove confluiscono i liquami degli animali allevati e nelle cui vicinanze probabilmente il giovane stava facendo dei lavori di pulizia. All’interno della vasca c’erano un paio di anatre e il giovane operaio stava cercando di farle uscire da lì. Nelle vicinanze si trovava una donna, che gli ha detto di lasciar perdere perché tanto sarebbero poi uscite da sole. Poi la donna si è allontanata e quella è stata l’ultima volta che il giovane è stato visto vivo. La donna è tornata poco tempo dopo ma non ha più visto il giovane nelle vicinanze della vasca dei liquami. Deve aver pensato che l’operaio indiano si fosse allontanato ed è proseguita oltre. Invece probabilmente l’operaio era già finito dentro la vasca, soffocato dai liquami. Il giovane è stato trovato un paio di ore dopo l’ultima volta che era stato visto. Al termine del turno di lavoro gli addetti dell’azienda agricola hanno cercato di chiamarlo senza però ottenere risposta, a quel punto sono scattate le ricerche fino alla drammatica scoperta del corpo. Ormai non c’era più nulla da fare. —

Giorgio Barbieri

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