Ambasciata al lavoro per la salma di Artuso

Dopo l’incidente stradale che in Congo, martedì, è costato la vita a Roberto Artuso, l’ex amministratore di condominio trevigiano, ora si sta muovendo l’ambasciata per organizzare il rientro della salma in Italia, probabilmente a Treviso dove ancora vivono padre, madre e il fratello di Artuso.
Ieri i primi contatti con i familiari, compresi la moglie Cristina Caodaglio, trasferitasi anche lei da Treviso dopo la vicenda giudiziaria che l’aveva vista condannata con il marito. I due erano infatti i responsabili dell’agenzia di amministrazioni di condominio “Restera”, che nel 2014 finì al centro di una serie di denunce presentate da molti condomìni da questa gestiti: onerosissimi ammanchi di cassa, bollette non pagate, fatture mai saldate. Roberto Artuso e Cristina Caodaglio finirono a processo, vennero condannati: 2 anni e 8 mesi lui, 2 anni e 4 mesi lei. Ma ancor prima delle sentenza avevano già lasciato Treviso: lei per farsi una nuova vita a Torino, dove è stata raggiunta dalla notizia della tragedia; lui per andare in Congo, a lavoro per una ditta di legnami, pur tenendosi in contatto con gli amici trevigiani. Lì, a Betou, una città sulla riva destra del fiume Ubangi, non lontano dai confini con la Repubblica Centrafricana, ha trovato la morte schiantandosi in motorino contro una ruspa.
Ieri il commosso addio della figlia Giulia, anche lei ora a Torino: «Era una persona buona, anche se non un santo. Un cuore semplice, ma sempre disponibile per chiunque. Era realmente così, e lo possono affermare tutti quelli che l’hanno conosciuto veramente. A me piacerebbe che queste parole arrivassero a tutti coloro che non hanno mai saputo la verità». Le vicende giudiziarie: «Tutte cattiverie».
Del caso, come detto, si sta occupando l’ambasciata che sta coordinando il rientro della salma in Italia. Ma da ieri il dramma è diventato anche materia legale. Perché con la morte di Artuso rischiano di sfumare anche tutti i risarcimenti richiesti da quanti hanno fatto causa o si sono insinuati nella procedura (una minima parte rispetto al monte delle vittime emerse all’epoca). «È una doppia tragedia. Quella umana certo è terribile, ma si lega anche al processo. Se già prima era difficile pensare di recuperare i soldi spariti dai conti» ammette uno dei legali che hanno seguito la causa, «ora diventa praticamente impossibile».—
Federico de Wolanski
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