Alex, nuovi test tossicologici al via. I risultati tra un paio di settimane

Il giallo dell’Abbazia di Vidor. Dopo mesi di attesa, sono arrivati i reagenti chimici che serviranno a completare il quadro sulla morte del barista Alex Marangon

Marco Filippi
Alex Marangon durante uno dei suoi viaggi
Alex Marangon durante uno dei suoi viaggi

Dopo mesi di attesa sono iniziati gli esami tossicologici che dovranno stabilire se Alex Marangon, il barista di Marcon trovato senza vita su un isolotto del Piave, nel luglio dell’anno scorso, avesse assunto sostanze come l’ayahuasca, un decotto a base di estratti di piante amazzoniche, il cui uso è proibito in Italia, che dà effetti allucinogeni.

Sono infatti arrivati, nei giorni scorsi, i reagenti chimici tanto attesi che permetteranno così di portare a termine i test iniziati mesi fa e cercare di dare così una risposta sulle condizioni psico-fisiche in cui si trovava il 25enne di Marcon, la serata conclusiva dell’evento sciamanico di musica-medicina, organizzato all’abbazia di Vidor da Zu Music Project di Andrea Zuin.

Ad un certo punto, nel cuore della notte tra il 28 e il 29 giugno, il barista veneziano, in stato di forte agitazione, uscì dall’edificio dove si stava tenendo l’evento al quale partecipavano, come ospiti d’onore, i due curanderos colombiani Jhonni Benavides e Sebastian Castillo. Tutte le testimonianze della trentina di partecipanti all’evento concordano nel dire che Alex, prima di scomparire, era stato visto nei pressi della terrazza panoramica dell’abbazia di Vidor. Poi, nell’oscurità, sentirono un grido soffocato, il rumore di rami spezzati ed un tonfo.

È lì che inizia il mistero. Marangon fu trovato privo di vita il 2 luglio scorso, con la testa fracassata e numerose lesioni al costato e in altre parti del corpo, in un isolotto sul Piave, otto chilometri a sud dell’abbazia di Vidor.

Gli esami tossicologici dovrebbero completare così il quadro dell’autopsia. Com’è noto, il medico legale Alberto Furlanetto, consulente della procura ha spiegato, nella sua relazione, che le lesioni riscontrate, soprattutto quelle craniche, sono compatibili con una caduta dall’altezza della terrazza dell’abbazia. Anzi sarebbe l’unico punto da cui Alex potrebbe essere caduto per essersi procurato quelle ferite.

Visto che le testimonianze dei partecipanti alla festa concordano su un’unica versione dei fatti, in assenza di versioni contrarie, Furlanetto arriva alla conclusione che le lesioni riscontrate nell’autopsia sono compatibili con la dinamica di un suicidio dal terrazzo dell’abbazia.

Ma apre anche all’ipotesi di uno scenario inquietante: ossia che Alex, prima di cadere dal terrazzo dell’abbazia, sia stato picchiato. Le lesioni al volto, in particolare nella zona attorno all’occhio sinistro, e quelle al costato, non sono compatibili con una caduta dall’alto perché non ci sarebbero tracce di abrasioni da rami d’albero. I colpi violenti all’occhio e al costato sono stati inferti prima della caduta dal terrazzo. Come? Furlanetto azzarderebbe con calci, soprattutto al costato. 

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