Alex, le critiche della mamma: «Indagati solo 19 mesi dopo»

Il dolore della mamma di Alex Marangon dopo la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati di cinque persone con le ipotesi di reato di morte come conseguenza di altro delitto e cessione di droghe: «Perché solo ora? Mio figlio non è caduto»

Andrea Dossi
Alex Marangon
Alex Marangon

«Perché solo ora? Alex non è caduto». Svolta nelle indagini sulla fine di Alex Marangon, il venticinquenne di Marcon ritrovato senza vita il 2 luglio 2024 sul greto del Piave. La Procura di Treviso ha iscritto nel registro degli indagati cinque persone, delineando le ipotesi di reato di morte come conseguenza di altro delitto e la cessione di sostanze stupefacenti.

Ma per la famiglia, e in particolare per la madre Sabrina Bosser, questo passo avanti arriva con un ritardo difficile da digerire e con una ricostruzione dei fatti ancora non del tutto chiara.

«Abbiamo atteso un anno e mezzo, non capisco perché ci sia voluto così tanto tempo», dichiara Bosser, dando voce a un dolore che cerca verità. Al centro delle perplessità della famiglia c'è anche il test del capello, disposto nei prossimi giorni sui partecipanti al rito sciamanico tenutosi all'Abbazia di Vidor tra il 28 e il 30 giugno 2024.

«Perché non è stato fatto subito?», si chiede la donna. Mentre gli inquirenti sembrano propendere per l’ipotesi di una caduta accidentale dal belvedere dell’Abbazia — un volo di 15 metri che sarebbe la conseguenza non voluta di uno stato di alterazione dovuto a sostanze psicotrope — i legali e i consulenti della famiglia Marangon mantengono una posizione opposta. Il medico legale Antonello Cirnelli sostiene che le ferite sul corpo di Alex non siano compatibili con una caduta dall'alto, bensì con una colluttazione.

Sabrina Bosser ribadisce: «Si continua a ipotizzare la caduta, ma il nostro consulente dice che non è così. Inoltre, alcuni testimoni avrebbero parlato senza aver visto nulla quella sera». I nomi finiti nel fascicolo della Procura sono quelli di Andrea Zuin e Tatiana Marchetto, organizzatori dell’evento; Alexandra Diana Da Sacco, moglie del proprietario dell’Abbazia; e i due "curanderos" colombiani, Jhonny Benavides e Sebastian Castillo, che avrebbero gestito materialmente il rito. L'accusa ipotizza che la morte sia legata all'assunzione di sostanze, probabilmente l'ayahuasca, durante la cerimonia.

Dal 1° gennaio è aperto il concorso “Premio Alex Marangon”, ideato dall’associazione La Pulce nell’orecchio.

Un’iniziativa che sta già raccogliendo le prime adesioni. «Alcune opere mi hanno fatto commuovere» conclude la madre «Hanno capito il senso del concorso: è solo un modo per ricordare Alex, senza chiedere a nessuno di schierarsi».

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