Picchiò l’infermiere al Ca’ Foncello, un vizio di forma può farlo tornare libero

Il difensore del 45enne arrestato per l’aggressione a un infermiere ha sollevato un’eccezione sul documento di convocazione. L’udienza di convalida è stata rinviata: senza un atto corretto, l’uomo potrebbe tornare libero

Rossana Santolin
Pattuglie della volante della Questura davanti al Ca' Foncello
Pattuglie della volante della Questura davanti al Ca' Foncello

Compaiono i reati contestati ma nel documento di convocazione manca la spiegazione delle circostanze in cui sarebbero stati violati.

Un vizio di forma mette a rischio l’arresto del quarantacinquenne finito in manette lunedì notte per l’aggressione a un infermiere del Ca’ Foncello.

L’aggressione

L’uomo era arrivato al pronto soccorso per cercare la compagna presentatasi al triage con il volto tumefatto dopo una lite con il partner. L’attivazione immediata del codice rosso, come previsto in caso di maltrattamenti ha imposto all’operatore sanitario di allontanare l’uomo che ha reagito prendendolo per il collo e spingendolo con violenza contro la porta scorrevole. In pochi minuti, grazie all’attivazione del braccialetto anti aggressione di cui è dotato il personale medico, la polizia è intervenuta e ha arrestato il quarantacinquenne.

L’uomo, che da allora è ai domiciliari, dovrà rispondere sia di lesioni personali (la sola accusa contestatagli durante l’arresto) che per maltrattamenti. La compagna, cinquantenne di origini venezuelane, ha riferito ai sanitari di essere stata picchiata durante un litigio facendo scattare il protocollo previsto in casi di violenza di genere. In queste circostanze la denuncia viene fatta d’ufficio, non serve quindi che la vittima si presenti di persona dalle forze dell’ordine per sporgere querela.

Il documento incompleto

Il legale dell’indagato, l’avvocato Stefano Pietrobon, ha sollevato un’eccezione di forma durante l’udienza di convalida della misura che per legge deve avvenire entro il limite massimo di 48 ore.

«Nella convocazione all’udienza», spiega il difensore del quarantacinquenne «sono indicati gli articoli del codice penale violati in riferimento alle lesioni a personale sanitario ma non sono riportati dettagli sui fatti e la tipologia di azioni commesse del mio assistito» evidenzia l’avvocato. «Senza un dettagliata esposizione della vicenda il documento, che possiamo definire un’imputazione provvisoria, è incompleto».

Le convenzioni europee

L’eccezione si basa su due convenzioni europee dei diritti dell’uomo che tutelano persone arrestate o in stato di fermo.

«All’arrestato deve essere comunicato il prima possibile la motivazione dell’arresto per dargli la possibilità di prepararsi alla difesa» spiega Pietrobon. Il giudice per le indagini preliminari Marco Biagetti ha preso atto dell’eccezione e si è riservato, facendo slittare l’udienza a oggi. Nel caso non riuscisse a notificare l’atto corretto al legale dell’indagato entro il termine, verrebbero meno i presupposti per la convalida.

Il quarantacinquenne dunque tornerebbe a piede libero, almeno fino alla disposizione di una nuova misura cautelare.

«È dispiaciuto»

Una corsa contro il tempo che oggi potrebbe terminare con il rilascio o la conferma della misura restrittiva ai domiciliari per il quarantacinquenne di Latina. Nei suoi confronti si procederà unitamente sia per lesioni che per maltrattamenti alla compagna. La donna nel frattempo è stata sentita dalla polizia che indaga sul caso.

Sull’accaduto l’uomo si è limitato a dirsi dispiaciuto. «Ho confermato di aver avuto un diverbio con l’infermiere perché non gli consentiva di vedere la compagna» spiega l’avvocato Pietrobon. «Non sapeva che la donna l’aveva denunciato facendo scattare il codice rosso». Il protocollo impone al personale sanitario di proteggere le vittime di violenza allontanandole dai partner. Per questi casi l’ospedale di Treviso ha messo a disposizione degli spazi protetti dove le pazienti, accolte in un luogo sicuro, possono denunciare le violenze e ricevere cure mediche e psicologiche.

 

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