Addio alla Grotta dopo 46 anni

Oscar e Loredana lasciano l’osteria di via Cornarotta: «Così è cambiata Treviso»

Oscar e Loredana lasciano. Dopo 46 anni trascorsi dietro al bancone dell’osteria la Grotta di via Cornarotta, hanno deciso di andarsi a godere la pensione. «È stato difficile decide di lasciare, questo lavoro e questo posto sono la mia vita. Ma è arrivata l’ora di passare la mano», ha confessato ieri Oscar Massarin. L’osteria chiuderà mercoledì prossimo, solo per pochi giorni, necessari al passaggio di consegna ai nuovi gestori, che arrivano dal Quattro Camini di Cessalto. «Hanno assicurato che non toccheranno quasi niente dell’ambiente, e che continuerà ad essere un osteria», spiega Oscar. D’altra parte toccare quel soffitto altro 4,5 metri e cambiare l’estetica dell’osteria significherebbe perdere un pezzo di storia della città. La Grotta era stata aperta nel 1969 da Domenico Massarin, con il figlio Oscar. Solo due anni dopo arrivò anche la moglie di Oscar, Loredana. «Ma inizialmente doveva essere una parentesi di qualche anno. Volevamo tenere aperto per tre o quattro anni, e poi cambiare. Ma io mi sono innamorato di questo lavoro, e non ho più voluto lasciarlo”, racconta Oscar. L’osteria è rimasta praticamente sempre uguale a se stessa. Un’ombra e i cicchetti, i grandi classici, finché 15 anni fa, anche per andare incontro alle richieste dei clienti, Oscar e Loredana hanno aperto una cucina, cominciando a sfornare aprimi e secondi. Piatti casalinghi ed economici, 5 euro i primi 7 euro i secondi. I must però sono rimasti gli stessi: il mezzo uovo sodo preso al banco, i fegatini di pollo, le polpette, qualche frittata. Ormai di osterie come la Grotta non ne sono rimaste molte in città. «Ricordo che nell’81 venne a trovarmi Garatti, perché stava facendo un libro sulle osterie storiche di Treviso, e parlammo del fatto che erano sempre meno. Figuriamoci ora». Per quell’osteria sono passati politici e sindaci, molti leghisti, vista la vicinanza con Ca’ Sugana. «Ho conosciuto Pavan, Mazzarolli, Gentilini era un cliente fisso, anche Gobbo, e diversi assessori. Manildo non l’ho mai visto però. E i comandanti dei vigili, finchè la stazione è rimasta in centro: Carlomagno, e anche la Franzoso. Per qualche giorno venne anche Romeo Benetti (centrocampista di Juve, Milan e Roma negli Anni ‘70), perché teneva un corso per allenatori a Fondazione Benetton». Era una Treviso diversa, «c’era molta più gente, più residenti. Dovrebbero riportare in città la Provincia, l’intendenza di finanza, l’Inail, la Guardia di Finanza; questo dovrebbe fare il comune. Di turisti ce ne sono più di una volta, ma mancano i residenti. Proprio via Cornarotta è stato il primo esempio, una quindicina di anni fa, e non ha ridotto i clienti».

Federico Cipolla

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