A Treviso il record veneto. Oltre 45,5 gradi percepiti
L’Usl vara il piano contro i malori. Tanti condizionatori accesi, rischio black out

Marson Vittorio Veneto con il caldo
TREVISO. Non passerà a breve, anzi: fino a metà della prossima settimana le temperature sopra i 30 gradi, e l’umidità da paese tropicale, saranno fedeli compagne di viaggio dei trevigiani. Che ieri si sono aggiudicati un poco invidiabile primato: quello di città con la più alta temperatura percepita del Veneto con i suoi 45,5 gradi (davanti ai 45 di Vicenza, 44,2 di Rovigo, 43,4 di Padova, 42,4 di Verona, 41,8 di Belluno e 41,5 di Cavallino-Treporti).
Temperature da record.
I dati Arpav parlano di temperature superiori fino a 6 gradi rispetto alla media delle massime storiche, segno di un’estate che ha tutte le carte in regola per lanciare la rincorsa a quella del 2003 per il titolo di più calda di sempre. Alle 14 di ieri Castelfranco, secondo le centraline Arpav, era il “forno” della Marca con i suoi 36,5 gradi, ma per scendere sotto i 35 bisognava quantomeno avvicinarsi alle Prealpi, e parlare di “refrigerio” per la città meno calda, Vittorio Veneto a quota 33,8 gradi, sarebbe un paradosso. L’umidità poi ci ha messo il carico, aumentando fino ai 45,5 gradi la temperatura percepita. Dinamiche che si confermeranno oggi, domani, e probabilmente domenica (quando forse arriverà un po’ di refrigerio in collina, ma i temporali isolati non cambieranno il quadro generale). «Fino a metà della prossima settimana non ci sarà alcun cambiamento netto», spiega Giancarlo Iannicelli, meteorologo, «il pompaggio di aria calda dall’Africa continuerà e ci avvicinerà ai 40 gradi. Poi bisognerà vedere cosa succederà e se questa energia sarà scaricata gradualmente o tramite temporali violenti: propendo per la seconda ipotesi, il carico di energia in questi periodi è davvero intenso».
Malori e incubo black out.
L’Usl2 conferma di aver ricevuto diverse telefonate a causa dei malori provocati dall’afa, ma nessun episodio, per fortuna, si è rivelato complicato da gestire. Il pronto soccorso del Ca’ Foncello spiega di non aver riscontrato emergenze nella giornata di ieri, la più calda dell’ultima settimana. «In tutte le nostre strutture le temperature sono sotto controllo» assicura il dg dell’Usl2, Francesco Benazzi, «teniamo al massimo 6 gradi in meno rispetto all’esterno, per non creare troppa differenza. In caso di necessità, siamo pronti a recapitare i “pinguini” direttamente a casa delle persone che ne hanno bisogno. Finora, per fortuna, non è successo». Con tutti i condizionatori di ospedali e ambulatori accesi, il rischio semmai è un altro: quello di un black out dovuto al sovraccarico di energia. «Ci abbiamo pensato - risponde Benazzi - e per limitare questo rischio gli impianti sono stati potenziati». In campo ieri pomeriggio è scesa anche la Regione: «L’intero sistema territoriale e ospedaliero della sanità veneta è stato attivato per fronteggiare le necessità di assistenza alle persone che dovessero accusare malori o aggravamenti di patologie pregresse causati dall’ondata di caldo», ha spiegato la giunta di Zaia in una nota, «un aumento degli interventi del 118 è comunque atteso, perché più giorni di gran caldo passano, più aumentano le richieste d’aiuto. Allertati anche i reparti ospedalieri e il sistema delle ambulanze e degli elicotteri, con la possibilità di attivare almeno altri 20 mezzi rispetto a quelli sempre operativi nelle 24 ore, utilizzando anche la disponibilità delle associazioni di volontariato.
Anziani al fresco.
Come sempre sono gli anziani (oltre che i bambini e le persone affette da patologie venose, renali o tumorali) a rischiare di più. A Treviso ci sono una quarantina di posti nelle case di riposo della rete Israa: la “Salce”, la “Città di Treviso”, la “Rosa Zalivani” e la “Menegazzi” offrono una media di dieci posti giornalieri a testa, con un contributi di 7 euro è possibile avere anche pranzo e spuntino. Nonostante la calura, tuttavia, il servizio non è stato preso d’assalto: «I numeri sono buoni, ma ci aspettavamo qualcosa di più», spiega Luigi Caldato, presidente dell’Israa, «ci sono ancora tanti posti liberi, direi circa la metà. Il consiglio è di approfittarne. Dentro tutte le strutture abbiamo una temperatura che va dai 22 ai 24 gradi. Abbiamo 860 anziani da gestire, nessuno ha presentato problemi. Anzi: stiamo ultimando il “Menegazzi” con i reparti nuovi, e anche lì stiamo prevedendo accorgimenti particolari per il grande caldo. Tutti i reparti sono condizionati, e in Italia vi assicuro che ci sono poche strutture di questo livello».
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