A Treviso il parco non parte: l’ex Eolo è fermo e doveva essere finito un mese fa

TREVISO. È sotto gli occhi di chiunque passi lungo le recinzioni dell’ex campetto di calcio dell’Eolo, tra Santa Maria del Rovere e Selvana, che qualcosa non quadri; per non dire tutto. Il cantiere avviato grazie ai fondi del “Bando periferie” doveva trasformare la vecchia area di gioco abbandonata in un parco pubblico ma a cinque mesi e più dall’avvio del cantiere i lavori sono pressoché al punto di partenza.
il cantiere
Il progetto è figlio dell’amministrazione Manildo che lo inserì tra le opere con le quali concorrere al finanziamento dello Stato (assieme a Acquette, piscine Selvana, ciclabile Fiera-Selvana, piazza Martiri Belfiore). La giunta Conte lo ha ereditato (così come i soldi) e ne ha gestito l’avvio prima validando il progetto esecutivo, poi una sua rivisitazione e infine lanciando la gara d’appalto chiusa la primavera scorsa.
I lavori sono stati consegnati infatti il 15 luglio per durare più o meno quattro mesi (da cartello di cantiere) ma la partita è iniziata male fin da subito.
Per due mesi, dal luglio scorso, all’interno del campo di gioco non si è mosso nulla. Gli operai si sono fermati subito dopo aver eliminato parte della recinzione. La ragione? Si è parlato di “problemi con i sottoservizi”, una stranezza visto che il cantiere era stato visto e rivisto, ma una spiegazione ufficiale non è mai arrivata da Ca’ Sugana che ha preferito il basso profilo. In silenzio è passata così anche la scadenza dei 135 giorni di lavoro previsti dal progetto e dall’appalto.
Era metà novembre. Oggi, un mese dopo, all’ex Eolo non c’è ancora null’altro a parte qualche palina impiantata e un po’ di terra mossa... Se ne riparlerà quindi dopo le vacanze, a quasi due mesi oltre la scadenza. Nel frattempo Ca’ Sugana ha ufficializzato lo slittamento dei termini di pagamento e contabilizzazione dell’opera visto che finirà il prossimo anno. E si trattava di fare un parchetto pubblico, non un’infrastruttura.
Malumori
Non a caso l’Eolo è diventato argomento di discussione in più di un tavolo (ovviamente non ufficiale) di maggioranza. Ne parlano in tanti, scuotendo la testa, e chiedendo conto dei lavori pubblici in città; quelli iniziati con la grana di via Santa Bona Vecchia – altro cantiere ereditato da Manildo ma avviato da Conte – dove il cantiere è rimasto fermo mesi ed ora deve correre per arrivare a chiudere entro febbraio 2020 (quando scadono i 560 giorni di cantiere previsti). Grane a cui si aggiungono i rinvii delle opere che dovevano portare la firma dell’attuale amministrazione (la sistemazione dell’incrocio di Fiera ad esempio), e che si cercherà di bilanciare con nuovi interventi, «si spera già a inizio 2020» sospira qualcuno in maggioranza.
la “spina” manildo
In tema di lavori pubblici, quel che oggi rode la maggioranza è che in tema di grandi opere si stiano portando avanti al 99% interventi dell’amministrazione Manildo: Eolo, Acquette, ciclabile, Belfiore, illuminazione pubblica, Santa Bona Vecchia, etc. Idem in tema di parcheggi. La nuova fognatura a San Giuseppe è frutto dell’accordo tra Ats e Conte ma – l’ha fatto ben capire la Lega investendo poco nelle infrastrutture sotterranei nei vent’anni di amministrazione Gobbo Gentilini – le fogne portano pochi voti e consensi, e se il cantiere partirà solo l’anno a venire non si può nemmeno mettere sul piatto come contrappeso. Insomma, c’è chi chiede un cambio di passo; e l’opposizione loda il proseguire di lavori da lei indicati.
Federico de Wolanski
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