A Conegliano mamma coraggio è volata in cielo. Sara ha raccontato la malattia ai bambini

La donna si è spenta sabato notte a trent’anni. Aveva condiviso pubblicamente la lotta contro il tumore

CONEGLIANO. Sabato pomeriggio Sara è diventata un angelo, proprio come quello con le ali rosa e il cuore rosso che i suoi bimbi, di due e sei anni, le avevano disegnato qualche tempo fa, e che lei teneva sempre sul comodino. Papà Giuseppe proverà a spiegare così, ai suoi piccoli, che la loro “principessa con la bua”, come la chiamavano, è volata in cielo, ma anche da lì continuerà a restare vicina a tutti loro. Sara Mandas, trent’anni, è morta per un tumore al fegato che l’aveva aggredita a gennaio di quest’anno e che lei aveva sempre combattuto a testa alta, senza nascondersi, condividendo sui social il dolore e le sfide della malattia, continuando a fare la mamma fino all’ultimo istante. 

Sara abitava a Conegliano assieme al compagno Giuseppe Greco, di professione corriere, e i loro bimbi, un maschietto e una femminuccia di due e sei anni. Lavorava al negozio di Sephora, negli ultimi mesi faceva la spola tra casa e l’ospedale di Vittorio Veneto per le cure. Sia lei che il compagno sono di origine sarda: dopo il funerale, in programma domani mattina alle 10 alla chiesa di San Pio X, la salma tornerà nella sua terra d’origine. Sara Mandas aveva scoperto di avere il cancro il primo gennaio di quest’anno.

Era andata a farsi controllare all’ospedale perché da qualche tempo non le passava la febbre, era dimagrita, i dolori l’affliggevano. Una diagnosi tremenda - tumore al fegato - che ha deciso fin dall’inizio di affrontare a viso aperto, senza nasconderla a chi le voleva bene. Così la malattia è diventata un percorso condiviso con chi le era più vicino: Giuseppe e i bambini, ovviamente, ma anche le colleghe della profumeria, che l’hanno amata come fosse una sorella, le insegnanti e, nel mondo fluido dei social, le altre mamme dei gruppi Whatsapp, i contatti su Facebook tutt’altro che virtuali quando si è trattato di condividere, sostenerla, incoraggiarla.



È stata una scelta di Sara raccontarsi fin dall’inizio del percorso di cura. Quattro mesi di chemioterapia, poi in estate una ripresa, nuova energia, le vacanze con la famiglia, la sensazione e la voglia di poter «tornare a fare la mamma», come ha raccontato lei stessa alla Tribuna. Nelle ultime settimane l’aggravarsi delle condizioni, fino alle preghiere - anche queste condivise e rilanciate sui social e sulle chat - di amici, parenti e conoscenti nell’ultimo fine settimana, culminate con il messaggio che ieri mattina ha raggiunto decine di persone che la portavano nel cuore: «Ha smesso di soffrire».


Un percorso di 326 giorni raccontato senza paura. Ai piccoli non ha nascosto niente: quell’ago allo stomaco «perché devo prendere le medicine», i capelli caduti «perché ho cambiato look», le lunghe giornate all’ospedale «per andare dal dottore». Loro hanno sofferto ma hanno capito tutto, sempre. «Mi hanno tenuto compagnia, mentre dormivo si mettevano vicino e si addormentavano» ha raccontato Sara, «sono stati bravi a mangiare con me, quando ero bloccata dai dolori, prendevano il loro piatto e si sedevano al mio fianco. Sono stati bravi a capire che forse in quei mesi era meglio che loro mi rendessero partecipe della loro vita».

Un solo momento di crisi: «Un giorno non ho potuto portare la mia bambina a ginnastica e lei mi disse che non era colpa sua se io stavo male. Siamo state lì a piangere insieme. Poi, verso giugno, vedendo che avevo ancora tutti i capelli, mi ha detto: meno male mamma che non hai deciso di tagliarti i capelli, non so se mi saresti piaciuta». Aneddoti, racconti, emozioni che sono testimonianze della forza d’animo incrollabile con cui Sara ha vissuto fino all’ultimo momento. I messaggi non si sono fermati ieri, le testimonianze continueranno anche ora che Sara è diventata un angelo. «Era una bellissima persona, una brava mamma, una grande guerriera, che ha lottato fino alla fine», hanno scritto sulla bacheca di Giuseppe, che domani l’accompagnerà in chiesa per ricevere tutto l’affetto delle comunità di Conegliano. 

 

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