Geologo accusa: «Rischio sottovalutato»

Cavazzana, estensore del progetto di Protezione civile di Refrontolo: «Si sapeva tutto, ma il piano è rimasto inapplicato»
Lavori di bonifica nella zona intorno al Molinetto della Croda colpita dall'esondazione del torrente Lierza a Refrontolo nel trevigiano, 4 agosto 2014..ANSA/DAVIDE BOLZONI/Riccardo Rizzo
Lavori di bonifica nella zona intorno al Molinetto della Croda colpita dall'esondazione del torrente Lierza a Refrontolo nel trevigiano, 4 agosto 2014..ANSA/DAVIDE BOLZONI/Riccardo Rizzo

REFRONTOLO. «L'area del Molinetto della Croda è classificata ad elevato rischio idrogeologico»: il geologo Roberto Cavazzana lo aveva scritto quando, nel 2010, aveva redatto la componente geologica del Piano di Protezione Civile per il Comune di Refrontolo. E lo ha ricordato ieri, sciogliendo il silenzio dopo oltre un mese dalla tragedia del Molinetto: tragedia che forse, secondo quanto affermato dal geologo, è stata meno imprevista di quanto si è creduto finora. Difficile sapere se si potesse evitare, magari organizzando la festa altrove: di questo, come ripete Cavazzana, si occuperà l'autorità giudiziaria. Di sicuro, il geologo lamenta la scarsa attenzione prestata al Piano di Protezione Civile. E secondo l'esperto, anche la quantità d'acqua caduta quella sera, per quanto eccezionale, «è un evento naturale del tutto prevedibile».

Il Piano. Cavazzana si limita a ricordare quanto già sottolineato nel 2010: «Non desidero assolutamente entrare nel merito delle eventuali responsabilità, per le quali fra l’altro vi è una inchiesta in corso da parte del’autorità giudiziaria competente, ma è opportuno affrontare criticamente la tragedia di Refrontolo per portare al’attenzione generale quello che sta succedendo nel nostro Paese per quanto riguarda la messa in sicurezza del territorio. Una prima importante riflessione da fare riguarda la mancata considerazione del Piano di Protezione Civile comunale. Da quello che si è letto e visto sembra proprio che nessuno abbia minimamente preso in considerazione tale strumento pianifcatorio: né prima dell’evento per verificare se in quel posto vi fossero rischi naturali, né dopo l’evento quando a nessuno è nemmeno venuto in mente di andare a verificare se esiste il Piano di Protezione Civile che una legge dello Stato rende obbligatorio per tutti i Comuni. Il Piano di Protezione Civile comunale è uno strumento essenziale per far conoscere alle amministrazioni, alla popolazione, agli enti territoriali ed alle realtà economiche la presenza dei rischi naturali nel proprio territorio e per sapere come bisogna comportarsi in caso di emergenza».

La denuncia. Tanto più che, secondo Cavazzana, non solo l'area della festa (uno spiazzo poco distante dal Molinetto della Croda, accanto al fiume Lierza) era a rischio inondazione, ma pure la "bomba d'acqua" di quella sera, descritta come "qualcosa di mai visto" dai testimoni, sarebbe stata in qualche modo prevedibile: «Sia chiaro che l’evento meteorologico che ha causato il disastro è un evento naturale del tutto prevedibile. Il Centro meteorologico Arpav della Regione del Veneto ha comunicato che fra le ore 20 e le ore 2 del giorno 2 agosto 2014 nella zona del’alto trevigiano si sono avute precipitazioni intense pari a circa 5 mm. Confrontando tali valori con i dati tecnici disponibili ci si rende facilmente conto che siamo innanzi ad un semplice fenomeno naturale non particolarmente intenso e non imprevedibile. E si badi bene che queste informazioni non sono di recente acquisizione. Uno studio scientifico del Cnr del 1986 (quasi trenta anni fa) indica per la zona di Refrontolo la possibiltà che si verifichino precipitazioni intense della durata di un'ora con un tempo di ritorno di 50 anni pari a 60 mm, cioè una intensità attesa quasi doppia di quella registrata la notte del 2 agosto scorso».

Il pesantissimo "J'accuse" di Cavazzana, però, non si limita a ricordare che lui, nel Piano di Protezione Civile, certi rischi li aveva ben evidenziati. Le perplessità, infatti, si estendono al Pat, Piano di Assetto del Territorio, nel quale la zona è indicata da sempre come "esondabile". E allora perchè si è deciso di organizzarvi una festa? L'amministrazione comunale ha spiegato che molte aree, in realtà, sono classificate come "esondabili", ma al loro interno hanno case, strade, palazzi. «Un altro aspetto importante», attacca il geologo, «riguarda l’apparente incoerenza pianifcatoria per la zona del disastro. Infatti, mentre il Piano di Protezione Civile indica la presenza di rischio idrogeologico elevato, il Piano Urbanistico comunale (Pat) classifica il sito come “zona edificabile a condizione” senza precisare se nella condizione imposta esistono limitazioni direttamente riconducibili al rischio idrogeologico».

Le conclusioni. Dice infine Cavazzana: «Non voglio entrare nel merito della validità della pianificazione urbanistica che è del tutto conforme alla normativa regionale, ma è necessario portare l’attenzione generale su alcuni aspetti molto importanti. Il disastro di Refrontolo dimostra ancora una volta che siamo di fronte ad una grave difficoltà del nostro sistema istituzionale/politico/amministrativo a garantire una adeguata e più completa sicurezza del territorio. Tentare di trovare le cause in un fenomeno naturale solo un po’ più intenso del solito dimostra l’ingiustificata ignoranza degli addetti ai lavori e la preoccupante incapacità di coloro che hanno la responsabilità di fare tutto il possibile per perseguire una efficace politica di riduzione del rischio idrogeologico. Basti solo pensare che da approfonditi studi e ricerche che ho condotto su archivi storici, riguardanti le calamità geologiche avvenute in passato nel Triveneto, emerge che i disastri che avvengono nei nostri territori per almeno il 95 % dei casi non sono altro che nuove manifestazioni di fenomeni già avvenuti in passato».

Una sottovalutazione del rischio idrogeologico che, secondo il geologo, ha in parte interessato anche gli stessi partecipanti alla "Festa dei Omi", che noncuranti dell'acqua che iniziava a filtrare sotto il tendone sono rimasti in piedi sulle panche, o sul tavolo, senza sospettare l'arrivo di un'onda di piena. Cavazzana non punta il dito contro nessuno in particolare, ma contro un modus operandi comune in tutto il territorio nazionale: «Deve essere al più presto perfezionato un unico grande disegno politico-istituzionale che metta innanzitutto al centro della prevenzione la previsione».

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