Aeroporto, ora si rischiano ricorsi a pioggia

 Le sentenze pressano Ca’ Sugana: «Senza piano, niente stop alle lottizzazioni». E il comitato mette on line la Video-ricostruzione dellla zona rossa dove l'edificazione doveva essere "controllata"
aeroporto canova treviso
aeroporto canova treviso

Il caos aeroporto rischia di mettere Ca’Sugana in una posizione delicatissima perchè, ad oggi, la giurisprudenza in materia di permessi a costruire e piani di rischio dà ragione a chi, in questi anni, ha ottenuto il via libera all’edificazione anche nei terreni che sarebbero entro l’area del Piano di rischio aeroportuale.

È il caso della lottizzazione Sile1, i cui committenti proprio per questo hanno trascinato al Tar l’amministrazione comunale , rea di aver sospeso la procedura per il rilascio del permesso a costruire un piano già approvato. Ma è il caso anche del complesso sportivo, ricreativo, commerciale Taurus, a due passi dalla rotonda tra Noalese e tangenziale– anche questo piano che aveva già superato tutte le fasi preliminari di approvazione –, delle lottizzazioni che sono state già adottate (come le tre fasi del piano S. Angelo, la riqualificazione della futura area ex-Marazzato e la lottizzazione Luigina, davanti allo scalo e già oggetto di altri ricorsi legali.

Messe tutte in fila, queste lottizzazioni fanno un lungo stuolo di avvocati che potrebbero impugnare tutti la stessa carta, ovvero la sentenza data dal Tar di Venezia nel 2011 su un ricordo in tema di urbanistica promosso da un residente di Quinto di Treviso. Il merito della vicenda è diverso, ma quanto messo nero su bianco dal giudice non è trascurabile: «in mancanza di un vincolo aeroportuale o di un piano di rischio divenuti operativi (cosa ben lontana dalla realtà trevigiana, ndr) non si possono introdurre restrizioni all’attività edificatoria del territorio comunale». Quella, ovviamente, approvata dal Prg in vigore.

Il Video realizzato dal "Comitato No aeroporto" che evidenzia la zona rossa

Niente piano, niente limiti a costruire. E se il comune li impone di forza, rischia di vedersi chiudere la porta in faccia dal tribunale o vedersi staccare una pesante richiesta di risarcimento danni anche perchè c’è chi, le aree, le ha acquistate ben sicuro di poterci costruire su, carte alla mano.

La soluzione? Ca’Sugana ne ha una (ed ad oggi pare una soltanto) che rischia di scontentare soprattutto i comitati: andare da Enac e trattare per ammorbidire la linea intransigente dell’Ente sulla base delle autorizzazioni fin qui date.

Lo spiraglio è dato dal fatto che le prescrizioni Enac non sono «matematiche». L’Ente, nel dare le direttive per la redazione del piano, usa infatti termini come «ammessa moderata edificabilità», concessa «modesta funzione residenziale», «limitare la massimo». Parole che per quanto chiare non equivalgono a precisi indici costruttivi. Se Ca’ Sugana riuscirà a far passare le cubature delle lottizzazioni previste dal suo Prg come congruenti (alla larga) con le indicazioni Enac, allora potrebbe evitare cause e risarcimenti dando il via ai cantieri. Chi ne resterebbe fuori, oggi, sarebbe forse solo il Taurus. (f.d.w.)

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