Riforme, esperto trevigiano al ministero

«Riformeremo la Costituzione ma anche la legge elettorale, abbandonando il porcellum».
Il trevigiano d’adozione Luca Antonini si metterà al lavoro da domani, tornando a fare la spola con Roma. Lo hanno espressamente voluto il ministro per le Riforme istituzionali Gaetano Quagliariello e l’ex presidente della Camera Luciano Violante: sarà il capo del dipartimento del ministero per le riforme istituzionali.
Antonini, professore costituzionalista del Bo e docente anche all’università San Leonardo di Treviso, consigliere di Fondazione Cassamarca, è già stato consulente per le riforme dell’ex ministro leghista Calderoli, con l’obiettivo principale, allora, di introdurre la «rivoluzione federalista». Ma poi è arrivato Monti, quindi Letta, che ha voluto richiamare il professore nello staff dei super tecnici governativi. Con un accordo bipartisan, ad Antonini va anche il coordinamento tecnico della convenzione che ha il compito di riscrivere, aggiornandola, la Costituzione secondo le indicazioni degli ex dieci saggi (tra cui Quagliariello e Violante) nominati a suo tempo dal presidente della Repubblica Napolitano; ma anche secondo le linee del federalismo approfondite da Antonini nel periodo del governo Berlusconi, in vista della modifica in senso «territoriale» della Costituzione, che rappresenterebbe un forte segnale di apertura in particolare verso le categorie economiche del Nordest. «È una nuova e stimolante sfida», dice Antonini, «e certo mi servirà la precedente esperienza da presidente della commissione tecnica sul federalismo fiscale. Il lavoro da fare è molto, dal Senato federale alla riforma costituzionale con la rimessa a punto dell’articolo quinto. E quando i partiti di governo troveranno l’intesa, toccherà alla modifica della legge elettorale, con l’archiviazione del porcellum», che così poco piace gli elettori.
Nel dicembre 2010 il professor Antonini tenne un importante convegno al Sant’Artemio, sede della Provincia di Treviso. Tra le ricette del suo progetto di rivoluzione federalista c’erano i seguenti passaggi: un sindaco diventa ineleggibile per 10 anni se il suo Comune è in dissesto e la Corte dei Conti certifica la sua responsabilità nel creare quel dissesto; un presidente di Regione verrà rimosso se non rispetta gli obblighi del piano di rientro della Sanità e se per due volte aumenta l’addizionale Irpef. C’era poi l’obiettivo di armonizzare, con regole unitarie, i bilanci di Comuni, Province e Regioni facendo chiarezza su flussi di spesa e sprechi. Quasi tutti passaggi che a suo tempo erano approdati in altrettanti decreti attuativi. Lo snodo era quello di introdurre fabbisogni standard per superare il criterio della spesa storica, con il taglio ai trasferimenti «ingiustificati» agli enti. In sostanza, alla fine del processo i Comuni più virtuosi avranno più risorse mentre i non virtuosi vedranno le loro spese in eccesso redistribuite ai Comuni efficienti. «E Comuni virtuosi come quelli trevigiani», diceva due anni fa Antonini, «dall’Imu non potranno che guadagnarci: attraverso la trasparenza sulla spesa, porterà a un abbassamento della pressione fiscale». Ma oggi l’Imu, sulla prima casa, è sospesa.
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