Sile bello, ma pericoloso Nell’acqua feci e veleni

Pesticidi, idrocarburi, nitrati ma anche «Escherichia Coli», batteri tipici della flora intestinale e, ovviamente, delle feci. Le acque del Sile ne sono piene, dalle sorgenti alla centrale di Silea e oltre in percentuali che vanno al di là di quelle che caratterizzerebbero comunque un’acqua biologicamente «buona».
Non stiamo parlano minimamente di potabilità, che è un miraggio crollato ormai cent’anni fa e forse più. Il riferimento è alla composizione chimica dell’acqua del fiume che nasce a Casacorba, ma nei 15 chilometri scarsi che lo separano dalla centrale elettrica di Silea (il più importante e ultimo sbarramento sul suo corso, riesce a caricarsi di inquinanti tanto da far tramontare l’immagine bucolica del fiume puro e incontaminato.
I numeri sono quelli riportati nelle analisi ambientali firmate Arpav, datate 2010 ma note solo ora - le più recenti disponibili - allegate al grande piano di impatto ambientale alla base del progetto di sviluppo aeroportuale del Canova di Treviso. L’aeroporto, con l’inquinamento, non c’entra. C’entrano semmai le aziende agricole, le fabbriche, le fogne di un capoluogo che ancora scarica parte dei propri liquidi al di fuori dal depuratore di Sant’Antonino.
Azoto nitrico. Considerato uno dei «macrodescrittori» più critici per definire la qualità di un ambiente acquatico, secondo il monitoraggio «si attesta nel livello 4 (ovvero «scadente», penultimo livello prima del «pessimo», ndr) con concentrazioni piuttosto elevate che derivano soprattutto dall’apporto di nitrati provenienti dalle sorgive. L’azoto nitrico nuoce ai pesci ed è in massima parte derivazione diretta dell’attività agricola che si svolge in superficie. Così come l’altro macrodescrittore dell’inquinamento: l’azoto ammoniacale.
Azoto ammoniacale. Arpav ha rilevato livelli «elevati» (il massimo possibile) all’altezza di Casacorba di Vedelago e una percentuale che «tende a peggiorare lungo l’asta fluviale via via che passano i chilometri.
Feci e batteri. L’elemento critico che non c’è alle sorgenti, ma compare nel tratto centrale per sparire (depositato sul fondo) via via che il fiume scende a valle è l’Escherichia Coli. Tra Ponte Settimo, Sant’Angelo, Fiera e Cendon, i batteri intestinali crescono arrivando a livello «scadente» per calare solo dopo la diga. Il depuratore di Sant’Antonino non basta, sottolineano i tecnici. E gli scarichi direttamente o indirettamente arrivano al Sile per depositarsi, come il resto degli inquinanti, sul letto del fiume.
Idrocarburi & Co. Ci sono anche loro, Antracene e composti clorati su tutti, «ma non va trascurato anche l’effetto delle discariche realizzate prima dell’entrata in vigore delle norme per la tutela di suolo e acque sotterranee».E c’è chi ricorda quando i bimbi, d’estate, facevano il bagno in Pescheria.
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