«Mia figlia una prostituta? Pensavo facesse massaggi»

La madre della baby-squillo si difende davanti al giudice: non ne sapevo nulla «Io non ero mai in casa. E scoprire che si vendeva per me è stato uno shock»

 

Macché prostituta, io pensavo facesse solo dei massaggi. Si è difesa così, di fronte al giudice Umberto Donà, la donna accusata di aver fatto prostituire in casa la figlia sedicenne. Ieri mattina la donna, assistita dall’avvocato Fabio Crea, è stata interrogata per circa mezz’ora dal giudice. Ha parlato, ma lo ha fatto per negare ogni addebito: la quarantacinquenne sudamericana ha negato persino di essere mai stata in casa quando la figlia riceveva i clienti, di massaggi o di prestazioni sessuali a pagamento che fossero. La sua auto-difesa, però, stride con diverse testimonianze raccolte dalla squadra mobile della questura di Treviso, che ha interrogato decine di clienti della minorenne.

«Non sapevo nulla. Mia figlia faceva soltanto massaggi. E’ stata lei, in piena autonomia, a farsi pubblicità su internet sui siti per incontri»: si è difesa così la madre della sedicenne. La donna è finita in manette per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile. Ieri ha raccontato la sua presunta verità, affermando di essere completamente all’oscuro del fatto che le prestazioni della figlia fossero a sfondo sessuale. La donna ha ammesso che la figlia contribuiva alle spese mensili, dandole periodicamente denaro per pagare le bollette o le spese di casa. Soldi che la madre pensava - così ha raccontato ieri mattina - derivassero dai massaggi che la giovane eseguiva ai clienti. «Scoprire che mia figlia si prostituiva per me è stato uno schock», ha detto la donna al giudice. Sarebbe stato proprio questo trauma a portarla - sabato scorso - a un crollo nervoso che le è costato un ricovero di qualche giorno in ospedale a Treviso, reparto di psichiatria.

A tremare, in questa vicenda, sono ora anche i clienti della baby-squillo: sono già una dozzina quelli abituali sentiti dagli inquirenti, e per i quali si sta facendo sempre più strada l'ipotesi di iscrizione nel registro degli indagati con l'accusa di prostituzione minorile. Alcuni si sono difesi dicendo di non sapere l’età della ragazza, e quindi di essere all’oscuro del fatto che si tratta di una minorenne. Altri, invece, hanno raccontato di aver rinunciato a consumare rapporti sessuali quando hanno scoperto la reale età. La procura è intenzionata ad andare a fondo.

Una stanza riservata e spoglia in cui esercitare, due nomi “d’arte”, una lista clienti che si arricchiva giorno per giorno e che raccoglieva anche uomini pronti a tutto, anche a offrire cifre pesanti per fare sesso a tre con madre e figlia. Sono i retroscena che emergono dall'indagine sulla sedicenne scoperta a prostituirsi con la madre in un appartamento di Ponzano. Su un sito per annunci si “vendeva” così: «19anni, massaggiatrice, ricevo dalle 17 alle 21». Dopo la scuola e dopo i compiti, una seconda vita a luci rosse. Di corredo all’annuncio, due foto in cui la ragazzina non faceva vedere il viso ma mostrava il corpo seminudo sdraiato su un letto, in pose erotiche di fattura decisamente casalinga. Chi ha fatto quelle foto? Forse la stessa madre, anche se la donna ha ribadito di non saperne nulla. La quarantacinquenne rimane agli arresti domiciliari, ma il suo legale chiederà la revoca della misura. La questura di Treviso ha fatto trasferire la ragazzina in una struttura protetta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso