Aeroporto, il Tar rinvia ancora Un’incognita il futuro del Canova

Braccio di ferro tra società di gestione e comitati contro l’allargamento: il collegio del tribunale amministrativo regionale chiede un’integrazione della documentazione
FERRAZZA TREVISO areoporto canova chiude per lavori pista agenzia fotografica fotofilm
FERRAZZA TREVISO areoporto canova chiude per lavori pista agenzia fotografica fotofilm

Serve ancora tempo. Sulla questione dell’aeroporto, il Tar ha deciso di non decidere. Non per ora, almeno: il collegio del tribunale amministrativo regionale ha chiesto un’integrazione istruttoria. Tradotto: per decidere chi abbia ragione tra la società di gestione e il comitato che si oppone all’ampliamento dello scalo trevigiano serviranno altri documenti. Chi dovrà produrli? Enac e ministero dell'Ambiente, pare.

Una vicenda delicata, che segnerà il destino dell’aeroporto Canova di Treviso. Questo braccio di ferro legale potrebbe essere decisivo per il futuro dello scalo: la partita principale riguarda il numero massimo di voli gestibili. Ryanair, infatti, vuole sapere se potrà o no creare un “hub” a Treviso, ovvero una sorta di base-deposito che trasformerebbe l’aeroporto trevigiano in un baricentro pesante per il traffico della compagnia irlandese.

Il ricorso al Tar del comitato contro l’ampliamento aveva già fermato i lavori di messa in sicurezza della pista perché condotti in assenza di Via (valutazione di impatto ambientale). I lavori sono poi stati completati:Save e AerTre, le società di gestione (la prima controllata dalla seconda) ottennero il via libera del tribunale perché i lavori non richiedevano tale documentazione. Ora, come detto, il piatto forte sembra essere quello del numero dei voli. Il comitato continua a ribadire che c’è una soglia massima di voli annui da rispettare, ovvero 16.300. A Treviso, già ora, sono molti di più: 20.588 nel 2010. Trend in aumento anche nel 2011, poi la chiusura per lavori ha fermato il contatore. Se il tribunale confermerà il tetto di 16.300 voli annui, tutta la programmazione rischia di saltare. Decisione pesante: il Tar ha chiesto altro tempo. Si parla di almeno un paio di mesi.

Fabio Poloni

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