L’addio a Zanzotto con i suoi versi

di Francesco Dal Mas
PIEVE DI SOLIGO
Gli ultimi Topinambur del Piave. Proprio quelli che Zanzotto canta come "i figlioli del sole". Alcuni amici del poeta li hanno cercati ieri, verso l'isola dei morti, a Moriago, per portarli oggi accanto alla bara, nel duomo di Pieve di Soligo, dove alle 15 sarà celebrato il funerale del "maestro" e si avrà modo, al termine della celebrazione, di sentire la voce del "maestro" nella lettura di due brani poetici, dedicati alla vita.
Marisa e i figli Giovanni e Fabio, la famiglia di Andrea, hanno raccomandato la massima sobrietà, quindi nessuna ghirlanda, nessuna corona particolare, né privata, tanto meno istituzionale. Ma i Topinambur certamente sì. Perché, appunto, ricordano il sole di Zanzotto. Il caratteristico sole di queste colline.
"Oggi il sole è bravo e giusto/ è tornato un po' indietro/ed è là che guarda col gusto/ de guardar da vicino/ senza farli appassire, i suoi figliolini/tapinambur". Così scriveva Zanzotto, a suo tempo, in omaggio ai volontari delle Pro Loco. E ci saranno anche loro, al rito funebre. In tanti accorreranno nella chiesa arcipetrale che, fra l'altro, accoglie le spoglie di Giuseppe Toniolo, prossimo beato, che pure Zanzotto aveva nelle sue considerazioni.
Così tanti che l'amministrazione comunale ha attrezzato anche un sistema di diffusione esterna alla chiesa. Ma nessun posto sarà "rigorosamente riservato" al suo interno. Ci saranno il presidente della Regione, Luca Zaia, il suo vice, Michele Zorzato, il presidente del Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, con una delegazione dell'assemblea, il presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, il sindaco Fabio Sforza, accompagnato probabilmente da una trentina di suo colleghi. Non mancheranno il prefetto, il procuratore della Repubblica, i capi delle forze dell'ordine, ma si accomoderanno dove troveranno posto, perché i famigliari hanno fatto sapere di desiderare più una celebrazione che una cerimonia. E nel gergo tecnico la celebrazione è esclusivamente religiosa, spirituale, ancorché intrisa dell'essenzialità umana. Ci saranno anche i gonfaloni di Regione, Provincia e Comune, ma per significare la partecipazione delle comunità, piuttosto che delle istituzioni. Il rito inizierà alle 15, dopo che alle 13 si chiuderà, a Conegliano, la camera ardente. Gli amici di Zanzotto ci saranno pressocché tutti, a cominciare dal filosofo Massimo Cacciari, che spesso saliva a Pieve per incontrarlo in famiglia. E che in questi giorni ha detto, sarcastico, che «Andrea non si meritava il Nobel da una commissione come questa». Un corteo, molto raccolto, trasferirà la salma a quello che, dopo la beatificazione del Toniolo, diventerà probabilmente un santuario.
Il sindaco Sforza ha proclamato il lutto cittadino, ma nello stile zanzottiano non ha obbligato nessuno a rispettarlo, ancorché raccomandando che, quanto meno nell'ora del rito funebre, in centro città vengano momentaneamente sospese le attività.
La salma sarà accolta dal parroco don Giuseppe Nadal e accompagnato fino all'altare, dove sarà il vescovo diocesano, monsignor Corrado Pizziolo, a presiedere la solenne concelebrazione. Vi parteciperanno numerosi sacerdoti, in amicizia con Zanzotto; alcuni di loro ne sono stati anche allievi. Al termine del rito, dopo il tradizionale inno alla nuova vita, "Cieli e terra nuovi", il quirinalista Marzio Breda leggerà un messaggio del presidente Napolitano (che ha inviato anche una corona di fiori), mentre Stefano Agosti e Stefano Dal Bianco tratteggeranno la figura e l'opera dell'autore. Il Coro "Monte Cimon" canterà "Tenerissima valle", un testo zanzottiano tratto da "Vocativo", quindi il Duomo si riempirà della tenue voce del poeta, nella lettura di due brani.
La salma sarà accompagnata all'esterno della chiesa al suono del violino di Diego Mansutti, nell'esecuzione di un brano curato da Mirco De Stefani, e sarà quindi portata alla cremazione; le ceneri saranno deposte successivamente nella tomba di famiglia.
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