Ikea, un fiume di soldi per la Marca
Un miliardo in Italia e le tre aziende fornitrici trevigiane vogliono lavorare anche la domenica

L'Ikea è pronta a investire un miliardo di euro in Italia. Un segnale forte di fiducia, che fa fregare le mani alle aziende del legno di casa nostra, prosperate sulle forniture al gruppo svedese. Per tenere il passo la 3B di Salgareda tenta l'accordo per lavorare anche la domenica.
Gli affari corrono attorno a Ikea anche se non è sempre tutto oro che luccica. La mono-committenza - formula cui sono sottoposti diversi fornitori - da risorsa può diventare una condanna facendo passare in poco tempo un'impresa dai fasti all'eventuale chiusura. I volumi assicurati da un cliente come Ikea hanno deciso la fortuna di alcune aziende della Marca, una manciata in tutto, passati dall'essere imprese artigiane di medio taglio a grandi fabbriche industriali. Un crescendo incoraggiato dagli ordini della società di mobili europea, che se da un lato porta molte commesse dall'altro crea una forte dipendenza. La produzione a ciclo continuo - 24 ore su 24, 7 giorni su 7 - è un obiettivo non di poco conto dal punto di vista contrattuale e organizzativo per un'industria come la 3B che conta al momento poco meno di 600 dipendenti, impegnati da anni nella costruzione delle antine e dei profili necessari per comporre i mobili più venduti dei centri commerciali Ikea. Per affrontare questo nodo, l'azienda di Salgareda della famiglia Bergamo sta cercando da mesi di trovare un accordo con i sindacati. Una trattativa non senza spigoli visto che si tratterebbe di passare da 3 turni per 5 giorni la settimana a una lavorazione a ciclo continuo. Una buona notizia date le premesse, che parlano di lavoro e crescita, soprattutto in un settore colpito da una moria di imprese e in carenza di affari. Quelli che assicura invece Ikea, divenuta la chiave di volta per poche selezionate industrie. «Sul medio termine l'obiettivo è di altre 10-15 aperture, con un impegno finanziario compreso tra i 700 milioni e il miliardo di euro - ha affermato due giorni l'amministratore delegato del colosso svedese Mikael Ohlsson, aggiungendo poi una postilla importante per quando riguarda la filiera produttiva che rifornisce i negozi -. Il mercato italiano per Ikea è uno dei più importanti a livello mondiale. Per quanto riguarda le vendite è al quarto posto, per gli acquisti addirittura al terzo. Pensiamo ci siano forti margini di crescita, vogliamo acquistare sempre più mobili e accessori dalle aziende italiane». Proprio per sopperire a eventuali sbalzi di lavoro, la 3B vorrebbe procedere a un aumento della produttività e dei giorni di lavoro, da estendere a centinaia di maestranze. Per stare al passo con Ikea, infatti, bisogna garantire grandi volumi, puntualità nelle consegne e qualità del prodotto. Il tutto con un occhi strizzato alle tematiche dell'ambiente e della sicurezza. Regole non facili, sposate però dalle aziende trevigiane coinvolte nella filiera, che per non venir scalzate si sono dovute sottoporre a profondi processi di ammodernamento. Al di là della fatica, l'ingente impegno finanziario è stato però ripagato. A dirlo i numeri dei bilanci. La 3B è passata da 81 milioni di fatturato nel 2000 ai 167 milioni del 2009. Caso di successo a cui fa eco la Friul Intagli, con sede a Prata di Pordenone e importante filiale nella zona industriale di via Bastie a Portobuffolè, che quest'anno, dopo aver avviato un piano di potenziamento del personale per portare a mille gli addetti, ha siglato un maxi-accordo con Ikea. L'azienda realizza da anni celebri prodotti come «Billy», tra i best-seller Ikea, prodotti nei 17 stabilimenti sparsi tra Pordenone e di Treviso, rappresentando l'80% del fatturato. Stesso andamento per Media Profili di Mansuè, 245 milioni di fatturato previsti per fine 2011 e 11 anni di forniture per Ikea. Nel 2000, anno in cui è iniziata la collaborazione, il giro d'affari dell'azienda della famiglia Pasquali: otto volte tanto. Per rimanere in sella bisogna però combattere la concorrenza, giocata dagli imprenditori stranieri. Resta in sospeso il progetto del nuovo centro commerciale Ikea a Conegliano, confermato ma ancora in attesa della prima pietra. Uno sbocco indiretto legato al ramo commerciale - fatturato in Italia 1,5 miliardi nel 2010 - che potrebbe portare alla creazione di nuovi posti di lavoro.
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