Nei guai anche due ex del Treviso

Arrestato Bellavista mentre Quadrini è accusato di aver preso 45mila euro
Riccardo Musetti in azione con la maglia dei biancocelesti
Riccardo Musetti in azione con la maglia dei biancocelesti
TREVISO. Musetti «drogato» da Paoloni, Bellavista in carcere con l'accusa di aver coordinato l'impianto delle scommesse, Bressan finito ai domiciliari, Quadrini «ricompensato» con 45 mila euro per far perdere il suo Sassuolo. Ci sono una sfilza di ex giocatori del Treviso nel calderone dello scandalo calcioscommesse. A innescare l'inchiesta, suo malgrado, è finito Riccardo Musetti, attaccante del Treviso nel 2008-'09 - 32 presenze e 5 reti - che dopo l'amara esperienza in biancoceleste si è trasferito alla Cremonese. Lì ha ritrovato altri ex trevigiani come Gabriele Aldegani (portiere), Giovanni Fietta (mediano nato ad Asolo), Massimo Colacone e Massimo Coda (entrambi punte) oltre a Mirco Gasparetto, bomber di Crespignaga. Tutti estranei alla vicenda dal punto di vista giudiziario: è il loro ex compagno di squadra Marco Paoloni a diventare il protagonista. L'inchiesta è partita proprio dopo un malessere che ha coinvolto cinque giocatori, tra cui proprio Musetti, dopo Cremonese-Paganese del 14 novembre 2010: le analisi fatte dal club avevano evidenziato la presenza di Lormetazepam nelle urine, con l'inevitabile denuncia in questura. Musetti, drogato con il sonnifero, accusò un malessere alla fine della partita: secondo il pm Di Martino fu proprio Paoloni a fargli bere l'ansiolitico. Ma la posizione più complicata, al momento, è quella di Antonio Bellavista, ex centrocampista del Treviso. Il mediano di Bitonto indossò la maglia biancoceleste agli esordi, nella stagione 1998-'99. Una sola stagione nella Marca - 24 presenze e una rete - prima di tornare al Bari. E' considerato il «coordinatore» dell'attività illegale: nella sua abitazione sono stati sequestrati atti e un computer. E' in carcere: nell'ordinanza di custodia cautelare si evidenzia che «il portiere Paoloni riceveva da Bellavista minacce e pressioni volte a indurlo ad adoperarsi per far rientrare i suoi creditori dagli investimenti illeciti da loro effettuati e persi per il mancato concretizzarsi dell'over (il tipo di scommessa, ndr) su Inter-Lecce». «Questo non è da sparargli, è proprio da ammazzarlo di botte». «Eh, ammazzarlo, sì portatecelo qui che l'ammazziamo». E' una conversazione intercettata fra Manlio Bruni, un componente di un gruppo di scommettitori e Bellavista, in seguito a Benevento-Pisa del 21 marzo 2011. Secondo gli investigatori Paoloni - portiere del Benevento - avrebbe dovuto farsi segnare a ripetizione, ma la partita finirà 1-0. E solo una settimana dopo un altro match finisce sotto la lente d'ingrandimento: è Siena-Sassuolo, terminato 4-0. Secondo la procura è attraverso Daniele Quadrini, ala di 31 anni protagonista nel Treviso di Ezio Rossi e Luca Gotti, che uno dei gruppi smantellati dall'inchiesta di Cremona ha combinato il match. Quadrini, contattato da Paoloni, avrebbe accettato di «lavorare» per la sconfitta del suo Sassuolo per 45 mila euro, dicendo di aver coinvolto nella truffa anche i compagni Pomini e Paolo Bianco, altro ex difensore biancoceleste - che smentisce seccamente qualsiasi coinvolgimento nella vicenda - al quale è dedicato un club dei tifosi trevigiani. Secondo gli investigatori a Quadrini sarebbe stato chiesto di poter garantire, oltre l'1 del Siena, prima l'over, poi un doppio 1 su primo e secondo tempo. Dopo una trattativa complessa di rilanci e richieste, si trova l'accordo e la sicurezza che, in caso di fallimento, i soldi li avrebbe messi lui. «Tranne il portiere che mi stava a fare incazzare, gli altri due veramente la sanno fare». «Un professionista - riferito a Quadrini - li hai visti i calci d'angolo? Non ne tira uno dentro», commentano Massimo Erodiani e Marco Pirani, due figure chiave dell'organizzazione. L'attendibilità delle loro parole resta al vaglio.

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