Omelia anti Marchionne, fedeli con il prete
I parrocchiani appoggiano don Claudio: «I vicari di Cristo si ribellano all'ingiustizia»

Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat. A fianco: don Claudio Miglioranza protagonista dell’omelia tanto dibattuta
CASTELFRANCO.
I fedeli si schierano con don Claudio Miglioranza. Era stata l'omelia durante la messa delle 11.15 di domenica 2 gennaio alla chiesa delle Pieve ad alzare il polverone sul «prete operaio». Durante l'omelia, il prete aveva attaccato Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat. Chiede agli operai di fare 10 ore al giorno pagandoli una miseria, mentre lui guadagna 100 milioni l'anno. «Una retrocessione la sua proposta», aveva detto il parroco. L'omelia aveva spinto Giorgio Vigni, un imprenditore di Campigo, ad andarsene dalla chiesa e scrivere una lettera al vescovo di Treviso, Agostino Gardin chiedendo spiegazioni per il gesto del parroco. Intanto nei giorni scorsi in città il dibattito si è infiammato. I fedeli della Pieve, però, si schierano dalla parte del parroco. «Non esiste un beato Marchionne, ma esiste la «beata ignoranza» - dicono Paolo Comelato e Barbara Cinel, ironizzando sulla lettera scritta da Vigni - beata perché rende appagato del proprio benessere chi ignora il dolore e la fatica altrui. Chi va a messa, come il signor Vigni, per ascoltar generiche prediche che, per carità, non tocchino le coscienze, non facciano esempi concreti e accontentino tutti per non accontentare nessuno, in un gioco di luci e ombre, di dire e non dire, per non andarci di mezzo ed essere fieri del proprio lavoro sacerdotale senza aver preso posizione. Cosa ha disturbato Vigni? Il fatto che si parli di tematiche concrete come concreta è la perdita del lavoro per molte famiglie? Preferirebbe che si pregasse senza mai disturbare la coscienza dei fedeli, specie se questi fedeli stanno economicamente bene e la preghiera domenicale, fine a se stessa e dimentica del dolore altrui, serve ad appagarli anche spiritualmente facendoli sentire a posto? I veri vicari di Cristo in terra si ribellano all'ingiustizia con il loro esempio e la loro parola. Ma forse così disturbiamo il metodico tram-tram quotidiano di chi, come l'imprenditore di Campigo, va a messa per tranquillizzarsi di aver fatto il proprio dovere e poi si trova a dover riflettere sulle problematiche altrui, rovinandosi la quiete interiore. Per carità, don Claudio, questo non si fa». Una lettera dal tono sicuramente ironico destinata a sollevare polemiche.
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