Natale, ve lo do io il menù
Come fare un figurone senza spendere troppo: parola di Gellius

Alessandro Breda, chef stellato del Gellius di Oderzo
Mancano solo sette giorni a Natale. Tra le corse a perdifiato per completare la lista dei regali sorge l'ultima inevitabile incombenza da risolvere: il pranzo del 25.
Impossibile da evitare e tante pazienti e un po' rassegnate casalinghe lo sanno: se non è la vigilia, sarà comunque il 25 o il 26. A Natale un invito a parenti o amici a casa non si rifiuta ma soprattutto è difficile da evitare.
Scatta allora il problema di cosa cucinare: puntare sulla tradizione o proporre un menù alternativo, originale, magari esotico? E come possono fare coloro che non hanno dimestichezza tra i fornelli? Quelli che pur non sapendo nemmeno scaldare il caffèlatte non vogliono ricorrere all'inflazionata - e riconoscibile al palato - gastronomia?
Lo abbiamo chiesto ad uno che gioca con gli ingredienti come un mago intento a fare una pozione. Uno per il quale in cucina non ci sono segreti e che giocando con la tradizione italiana e regionale, utilizzando solo materie prime di altissima qualità, ha portato il Gellius, ristorante stellato Michelin di Oderzo, ad essere una delle più apprezzate isole del gusto secondo i palati più raffinati.
Alessandro Breda
, chef di lunga esperienza internazionale, ci dà qualche spunto su cosa portare in tavola a Natale.
Consigli con un occhio alla tradizione, piatti perfetti anche per chi alle spalle non ha come lui anni di esperienza tra pentole e fornelli.
Tre menù facilmente realizzabili che promettono di stupire piacevolmente i vostri commensali. Un menù low budget e facile da eseguire e uno per vegetariani. E infine il menù dei sogni di Breda, se almeno per una volta il giorno di Natale potesse sedersi a tavola ed essere tranquillamente servito.
Ci suggerisce qualcosa di facile e magari poco costoso da portare in tavola a Natale, visto che siamo in tempi di crisi?
«Comincerei con un'insalata di patate con cotechino croccante. Un piatto facile ma ci vogliono alcune accortezze. Le patate vanno messe in acqua fredda come tutti i tuberi e poi portate a bollore, non vanno immerse nell'acqua già calda. E per condirle senape, rafano, sale, pepe e olio di oliva. E il cotechino, tagliato a fettine sottili di un centimetro, fatto scottare sulla padella antiaderente in modo da fare la crosticina».
Come primo piatto?
«Ravioli ripieni di lenticchie con fonduta di casatella e crosta di parmigiano croccante. Un'ottima soluzione per dare sapore ad un primo. Si prende una crosta di parmigiano, la si pulisce e la si taglia a pezzettini piccolissimi di un millimetro, si posizionano su una placca con della carta da forno 10 minuti a 160 gradi».
Passiamo ai secondi, vogliamo un trucco dello chef.
«Cosce e petto di cappone su patate e scarola arrosto. Il petto del cappone rischia di essere sempre un po' stopposo. Per cucinare le cosce e il petto io consiglio di mettere prima le cosce nel brodo e far bollire un'ora e mezza. Poi spegnere e inserire il petto del cappone nel brodo spento e lasciarlo lì fino a quando il brodo non si raffredda. Solo così risulterà bello morbido».
Un menù vegetariano.
«Come antipasto carciofi in casseruola con patate viola e mandorle. Patate viola? «Le casalinghe più attente le hanno già scoperte da tempo. Stesso gusto delle patate tradizionali forse più farinose ma aggiungono un tocco di colore in più al piatto».
A Natale non può mancare il panettone, come proporlo in maniera nuova?
«Tostato in forno. Prendiamo un bicchierino: sul fondo poniamo della spuma di mascarpone al profumo di vaniglia sopra dei datteri tagliati a listarelle e a coprire dei cubetti di panettone tostato precedentemente in forno».
Si cerca sempre l'originalità ma a Natale cosa non può mancare?
«La frutta secca, gli agrumi come i mandarini, le clementine. I datteri freschi che io adoro, il mandorlato veneto e poi ovvio: il panettone e la mostarda».
Lei a Natale lavora sempre e cucina per gli altri. Ma se per una volta fosse ospite ad un pranzo di Natale cosa vorrebbe trovare sulla tavola?
«La tradizione: lingua salmistrata con purè e cren, brodo di gallina e cappelletti di carne, anguilla in umido con verdure e coniglio in salsa pevarada». E il dolce? «Panettone ma credo scoppierei prima».
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