«In quei fascicoli non c’è più nulla Avranno ripulito tutto per bene»

L’INTERVISTA
Nel dicembre 1969, Guido Lorenzon - all’epoca, un giovanissimo insegnante di Varago di Maserada e segretario della sezione locale della Democrazia cristiana - è stato il primo testimone a rivolgersi alla magistratura di Treviso segnalando il ruolo di un amico, Giovanni Ventura, negli attentati che si erano compiuti nei mesi precedenti, culminati con la strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura.
«C’è una traccia geografica comune – spiega – tra la strage di Bologna e quella di Piazza Fontana sulla quale manca ancora una accurata ricerca per coglierne, se ci fosse, la spiegazione: facendo rigoroso richiamo alle sentenze definitive, l’esplosivo confezionato per Piazza Fontana e quello confezionato per Bologna hanno viaggiato da Treviso verso la loro destinazione stragista».
Ha fatto bene il governo a declassificare i documenti su Gladio e P2? Che cosa possono dire ancora questi archivi?
«La decisione del governo è giusta, seppur tardiva: bene ha fatto il presidente Mario Draghi a declassificare i documenti su Gladio e loggia massonica P2. Tuttavia non credo sia rimasto molto in quei faldoni. Il lavoro di pulizia è stato meticoloso. Se qualcosa si troverà, sarà solo per sbaglio, perchè qualcuno avrà dimenticato di far sparire qualche carta scomoda».
Cosa pensa del segreto di Stato?
«Non credo debba esistere il segreto di Stato su stragi che hanno causato la morte di molti cittadini italiani. Non dovrebbe esserci e basta. Gli italiani hanno diritto di conoscere la verità. Ne hanno ancora maggior diritto i giovani. Chi mise le bombe? Chi le ha nascoste? Per quali ragioni? Chi ha manomesso le prove o depistato gli inquirenti? Non ci devono essere segreti».
Cosa meritano di conoscere i giovani di quel periodo?
«La verità, semplicemente la verità. Credo che sarebbe opportuno proporre ai giovani le luci e le ombre di questa terra, impedire che la memoria rifiuti di tramandare le verità scomode ma accenda i riflettori su tutto: i giovani non sono colpevoli, quindi sono aperti a conoscere da dove provengono. E’ il tema del Racconto civile che porto nelle scuole». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








