La Lega bacchetta i suoi sindaci pro-falò. Oderzo fa retromarcia: «Niente panevin»

TREVISO. La Befana triste della Marca quest’anno viene senza panevin, senza feste ufficiali all’aperto, senza pinza e vin brulè distribuiti sotto le faville in mezzo a centinaia di persone. Il Covid-19 si è mangiato pure la nostra tradizione, e così dev’essere per garantire il distanziamento sociale. A Oderzo e Codognè, nei giorni scorsi, era stata annunciata con ordinanza l’autorizzazione di panevin “privati”, mini falò di famiglia da accendere senza assembramenti. Un fatto che non è passato inosservato, scatenando le reazioni non solo del consigliere regionale del Pd, Andrea Zanoni, ma pure del commissario provinciale della Lega, Gianangelo Bof che ha tirato le orecchie alla sindaca di Oderzo, Maria Scardellato.
LA MARCIA INDIETRO

Così ieri sera, a Oderzo, è arrivato il clamoroso dietrofront. Non ci sarà nessun panevin in città e nelle sue frazioni. La decisione l’ha presa ieri sera la stessa sindaca Maria Scardellato dopo le parole del commissario provinciale leghista Gianangelo Bof, che ha bollato come “spiacevoli” le ordinanze adottate a Oderzo e Codognè che permettevano i panevin in area privata e alla presenza del solo nucleo familiare.

La decisione era stata presa in via informale dai sindaci leghisti della Marca già il 30 novembre: «Avevo chiesto a tutti di tenere una posizione condivisa e di non fare panevin: non siamo certo noi a osteggiare le tradizioni, ma i panevin sono occasioni di aggregazione e le forze dell’ordine sarebbero costrette ad andare a controllare i falò. Il momento è brutto», ha sottolineato il commissario Bof, prima di dirsi dispiaciuto che la linea non fosse stata tenuta da Oderzo e Codognè. «Non mi hanno avvisato delle loro ordinanze. Non ne faremo un caso di Stato, ma è spiacevole: queste fughe in avanti fanno male agli altri sindaci che non li hanno permessi. Bisogna dare una mano alla sanità», ha concluso l’ex sindaco di Tarzo poco dopo la notizia del rinvio della riapertura delle scuole superiori venete.
La sindaca Scardellato, che ieri pomeriggio era impegnata in giunta, ci ha pensato un paio d’ore e poi ha deciso di fare retromarcia. Lo ha annunciato con un post sulla propria pagina Facebook: "Domani mattina (stamattina, ndr) revocherò l’ordinanza che autorizzava i panevin alla presenza del solo nucleo familiare. Ritengo che le condizioni che avevamo indicato impedissero il contagio e che la polizia locale potesse facilmente vigilare, ma il prefetto Laganà e alcuni colleghi sindaci hanno una diversa opinione. Ritirerò l’ordinanza perché in questo momento la cosa più importante è rimanere uniti. Se ho creato involontarie difficoltà mi scuso con i miei colleghi e con i due cittadini che avevano già presentato la domanda», scriveva il primo cittadino di Oderzo.
IL CASO CODOGNè
Nessuna novità ufficiale invece da Codognè, almeno fino a ieri sera. Allo stato attuale nel paese della mela cotogna i panevin privati si potranno fare, ma date le premesse davvero la giunta di Lisa Tommasella vorrà essere l’unica in tutta la Marca a permettere lo svolgimento dei panevin? L’ordinanza della sindaca Tommasella prevede comunque una serie di limitazioni, dall’altezza massima di tre metri per i falò al divieto di assembramenti. Non è escluso che oggi possano essere prese decisioni diverse. E, al di là del caso Codognè, viene da chiedersi se qualcuno, stasera, non proverà ad accendere dei falò abusivi, nonostante i controlli stringenti annunciati dal prefetto.
L’ATTACCO DI ZANONI (PD)
Il consigliere regionale del Pd, Andrea Zanoni, era andato all’attacco, prima ancora del dietrofront di Oderzo: «Panevin privati autorizzati dai sindaci: inaccettabile vanificare gli sforzi per ridurre la trasmissione del virus». E ancora: «Mi auguro che ci siano controlli massicci, ma invito comunque il prefetto, che tra l’altro si è già espressa pubblicamente contro i panevin privati, a intervenire per fare annullare le ordinanze, palesemente illegittime dei sindaci di Oderzo e Codognè. È inaccettabile vanificare gli sforzi di un’intera comunità per ridurre la trasmissione del virus. L’auspicio è che i cittadini si mostrino più responsabili di chi li amministra». «Dovremmo remare tutti dalla stessa parte, perché il nemico è uno solo. Responsabilmente, e inevitabilmente, la stragrande maggioranza dei sindaci ha deciso di non fare niente in piazza, ma c’è chi ha scelto invece di dare carta bianca ai propri cittadini per farsi un panevin». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








