Mascherine, la caccia all’oro. Nella Marca ne servono 800mila al giorno

TREVISO
Ormai hanno lo stesso consumo del pane. All’uscita da casa, al pari di portafoglio e cellulare, sono diventate oggetto imprescindibile. E nella nostra regione l’obbligo c’è sempre, con deroghe per under 6, disabili e sportivi sotto sforzo. Ma reperirle resta complicato, come denunciano i farmacisti trevigiani. Il fabbisogno di mascherine, restando nella nostra provincia, potrebbe aggirarsi sulle 800 mila unità giornaliere.
Il riferimento è alle chirurgiche, che hanno l’efficacia di un giorno (pure di qualche ora: dipende dall’utilizzo), ma la cifra va presa con le pinze ed è suscettibile di mille variabili: basti pensare alla larga fetta di popolazione che fa smart working o alle scuole chiuse fino a giugno, senza contare l’utilizzo dei dispositivi di protezione in cotone e quindi lavabili (o quelli distribuiti dalla Regione).
Le chirurgiche
Ma, con l’avvio della fase 2, i riflettori sono puntati sulle chirurgiche, in ragione del prezzo calmierato (50 centesimi) deciso dal governo Conte. E degli accordi siglati dal commissario Arcuri, fra gli altri, con Assofarm, Federfarma e Ordine dei farmacisti. Il problema è che i rifornimenti scarseggiano, anzi non arrivano proprio. E gli ordinativi per i supermercati Conad e Coop, che le vendono da lunedì in virtù dell’intesa con Arcuri, sono fatti con il contagocce.
«Dai distributori non ci sta arrivando nulla», sbotta Livio Patelli, dell’omonima farmacia al Quartiere Latino, «Stiamo vendendo a 0,50, come ci è stato richiesto, le ultime chirurgiche che avevamo. Forse 100 mascherine, ma non di più, potrebbero consegnarcele in settimana. Per gli ordini veri e propri, pare bisognerà attendere metà maggio. La situazione è ingrippata. Hanno voluto che le mascherine fossero un bene a basso prezzo, ma la filiera andava rifornita. Ora invece è asfittica. Il timore, con il prezzo calmierato, è che possano finire in altri Paesi. Servirebbe un’altra risposta: la gente è tornata a muoversi, le richieste aumentano. Senza contare la questione Iva: non ancora risolta».
Le mascherine sono infatti acquistate dai farmacisti a 0,40, ma poi vanno vendute a 0,50 più Iva (0,60). Quell’Iva che il governo ha promesso di togliere. «Ho fermato 10 giorni fa un lotto di duemila pezzi, in quanto avrei pagato ogni mascherina più di un euro», osserva Violet Signori, dell’omonima farmacia a Villorba, «Stiamo aspettando i nuovi ordini. Ma, conti alla mano, faremo di fatto un servizio allo Stato. Gratis».
Le difficoltà nella reperibilità sono confermate da Fabio Fantin, della farmacia Ponte San Martino: «Non riusciamo a trovarle, siamo in attesa. Con l’inizio della fase 2, la gente si sposta di più e le richieste fioccano. Ci sono rimaste, ad oggi, solo le Ffp2, che vendiamo a 7,50 euro, e quelle in cotone a 6 euro». Allarga le braccia Amedeo Calzavara, della farmacia Sant’Agostino: «Zero, niente da fare. I nostri fornitori non le hanno, speriamo arrivino al più presto. Ho finito tutte le scorte. Mi ero già mosso il 2 maggio per domandarle a quattro distributori, ma non abbiamo notizie. Peraltro non si trovano più nemmeno le Ffp2… Mi sono rimaste quelle in tessuto a 6 euro».
Altre distribuzioni
Un po’ di luce, per contro, s’intravede nei market che hanno sottoscritto l’accordo. Anche se i quantitativi sono tutt’altro che ingenti. Al Conad di viale IV Novembre, ad esempio, sono arrivate ieri mattina. E vengono già vendute a 50 centesimi (senza l’aggravio dell’Iva): «Ma ce le fanno avere con il contagocce», sospirano, «Ci è arrivato uno scatolone, ma conteneva appena 18 pezzi. Le abbiamo collocate vicino alle casse, richieste ne abbiamo avute pure stamattina».
Alla Coop di via Piave, un centinaio di mascherine è stato invece consegnato lunedì. Pure qui l’accordo con il commissario Arcuri impone il prezzo di 50 cent. «Non c'è la ressa, ma la gente ce le chiede», fanno sapere dal market. La questione mascherine tiene banco da mesi, domande a go-go c’erano già state prima del lockdown. E, in risposta alle speculazioni e all'irreperibilità sul mercato, tante aziende, pure nel Trevigiano, avevano riconvertito la produzione, realizzando dispositivi di protezione.
Singolare la storia degli ex ciclisti Marco Bandiera e Tiziano Dall’Antonia, che hanno virato sulle mascherine “fashion”, accantonando temporaneamente la realizzazione di calzini. Il prossimo passo, complice l’imminente intesa con la Federazione italiana tabaccai, sarà ritrovare le mascherine chirurgiche in vendita a 0,50, accanto ai biglietti dell’autobus o del gratta e vinci. E a uno sguardo, scherzi del destino, dalle sigarette. —
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