«Sanità trevigiana venduta ai privati» Civiche e partiti all’attacco di Zaia

Dossier di cinque liste sulle scelte della Regione dal 2016 «Impoverito il servizio pubblico a favore di altri centri»

«La privatizzazione della sanità veneta non è più strisciante, è chiara ogni giorno che passa, procede apertamente. Su 10 miliardi spesi nel 2108, al privato ne sono finiti 2,8, quasi il 30%». È la tesi di un dossier con cui cinque liste civiche e partiti – Coalizione Civica per Treviso, Mogliano Bene Comune, Partecipare Vittorio, Rinascita Civica di Vittorio, Sinistra Italiana di Treviso – attaccano la politica sanitaria della giunta Zaia.

Tra 2014 e 2016, dice il rapporto, «la sanità privata trevigiana ha incrementato il giro d’affari del 12,75%». E ancora: «Il gruppo Centro di Medicina ha raddoppiato il fatturato tra 2016 e 2018». E infine: «Il Giovanni XXIII di Monastier, struttura provata e convenzionata, si appresta ad aprire il pronto soccorso per codici bianchi».

Di contro, le civiche pongono l’accento sui 5.847 posti letto perduti in Veneto dal 1999 alle previsioni sul 2023 (a fronte dei + 290 del privato, sempre al 2023), sulla spesa pro capite annua per la sanità privata («739 euro, la media italiana è di 636»), sulla riabilitazione affidata di fatto al privato (21 mila prestazioni sulle 30 mila totali, il 70%).

Numeri che oppongono a quelli sbandierati da Zaia a fine anno. Il governatore aveva ribadito come il Veneto resti decima nella spesa pro capite privata, e come i posti letto privati siano al 18% (media nazionale 29%), mentre le prestazioni pubbliche complessive siano passate dal 73% del 2013 all’84% del 2018.

Siamo alla guerra di cifre. Le civiche rilevano come Vittorio Veneto e Conegliano, in 20 anni, perdano 264 posti letto e 7 apicalità («se non è un ridimensionamento...»), e chiedono se in futuro Treviso, con i 29 posti letto in più delle ultime schede, «possa reggere la pressione di una provincia ridimensionata». Il dossier individua una «perfetta continuità fra Galan e Zaia» nel processo ventennale di privatizzazione. E ancora attacca la politica del futuro: «L’unico obiettivo di fondo è smantellare il sistema socio-sanitario universalistico pubblico per privatizzare la sanità pubblica, e incentivare la sanità privata a pagamento, con assicurazioni sanitarie annesse. Una politica contro la quale ci batteremo sempre, contrastando ogni scelta, a favore di un servizio socio-sanitario pubblico dotato di una rete ospedaliera di prossimità, vicina ai territori, per patologie acute non ultra specialistiche, servizi territoriali di prevenzione, cura e riabilitazione con risorse umane e materiali adeguati e con ripensamento e valorizzazione del ruolo dei medici di famiglia; strutture intermedie e ospedali di comunità gratuiti e gestiti da personale specializzato, in più rispetto agli ospedali per acuti».

Il documento ricorda il vecchio modello veneto diffuso, e analizza le scelte chiave della giunta regionale negli ultimi due decenni. «Aver applicato il ticket alla sanità pubblica ha reso competitivi i costi praticati dal privato, spostando così utenti verso il privato, aumentando disservizi e disagi nel pubblico», dice il dossier. E cita «gli affollamenti ai pronto soccorso, le liste di attesa lunghissime, le peregrinazioni di pazienti da una struttura all'altra, la cancellazione di servizi domiciliari». Nel mirino anche la centralizzazione delle Usl: «L’obiettivo dell’efficienza è condivisibile, ma i bacini creati sono troppo ampi, svalorizzano il ruolo dei sindaci e concentrano potere ai dg provinciali, come Benazzi».

Ma le civiche e la Sinistra Trevigiana contestano anche «l’indebolimento dei servizi territoriali e la rottura della integrazione tra sanitario e sociale», l’uso «strumentale della carenza di personale, ampiamente prevedibile e volutamente perseguita, per chiudere o ridimensionare reparti e per inserire nella sanità pubblica dosi massicce di privato, ricorrendo a professionisti esterni o a coop anche per servizi delicatissimi».

Infine, quello che il documento chiama gli innesti di privati nel cuore del sistema pubblico. I project financing per la costruzione di nuove strutture ospedaliere, come per la cittadella della salute di Treviso («sul cittadino si caricano i costi del rischio di impresa che competerebbero al partner privato»), l’affidamento di servizi e la stessa assunzione di medici alle coop, la «precarizzazione ed esternalizzazione del personale, per cui in alcuni settori molti medici e infermieri non vengono assunti in forma stabile dal servizio sanitario, ma con contratti temporanei o tramite coop. —

A.P.



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