Lo "sciopero delle angurie" all'Electrolux

Le Rsu chiedono di abbassare i ritmi, l’azienda di Susegana risponde con la frutta in mensa. Breda, Fiom Cgil: «Non è la soluzione, ci prenderemo da soli qualche pausa». E gli operai scioperano

SUSEGANA. Continuerà fino a giovedì (almeno) lo sciopero degli operai Electrolux di Susegana, che hanno deciso di prendersi da soli le pause che l'azienda non ha concesso loro. Il caso era scoppiato lunedì pomeriggio, quando gli operai del turno pomeridiano (14-22) in fabbrica avevano trovato la bellezza di 32 gradi, con una quota altissima di umidità. A quel punto una delegazione dei rappresentanti per la sicurezza aveva chiesto di poter introdurre dieci minuti di pausa ogni ora di lavoro, nelle ore più calde. «Nelle linee produttive il caldo è infernale» spiega un lavoratore di Electrolux, «e non possiamo ridurre i ritmi, perché i pezzi da assemblare corrono sempre alla stessa velocità».


Le angurie. La risposta dell’azienda, però, ha spiazzato tutti: no alle pause extra, contro il caldo saranno distribuite soltanto alcune fette di anguria. In fabbrica è spuntato un cartello firmato da Fim, Fiom e Uilm, le sigle dei metalmeccanici: «Servono misure extra e non solo angurie, abbiamo scritto una lettera all’azienda».

La protesta. Negli anni scorsi era già accaduto che all’interno dello stabilimento di Susegana si registrassero temperature assai poco consone a un luogo di lavoro. Le polemiche avevano portato all’installazione di un termometro portato a casa dagli operai (che ieri ha registrato i 32 gradi). Ma stavolta sulla buccia di anguria sono scivolate pure le relazioni sindacali: «Electrolux si rifiuta di predisporre un protocollo con determinate tutele in caso di temperature eccessive» spiega Augustin Breda, Fiom Cgil, «l’anguria è buona, ci piace, ma non è possibile che sia questa la soluzione. Purtroppo la reintroduzione del turno pomeridiano, questa settimana, è coincisa con l’ondata di calore. Non si può pretendere un ritmo di lavoro pari a quello degli altri periodi. Abbiamo scelto le pause autogestite: dieci minuti ogni ora, quello che l’azienda dovrebbe darci per regolamento ma si è rifiutata di prendere in considerazione».

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso