Fontanelle: «Prosecco troppo sfruttato» e il giovane enologo emigra in Abruzzo

FONTANELLE. L’enologo trevigiano in fuga dal Prosecco: «Vino perfetto, ma occhio allo sfruttamento commerciale eccessivo. La bolla rischia di scoppiare».
Un periodo di sei mesi in Abruzzo per imparare a gestire una cantina. Nicola Dan, 21enne di Lutrano, ha fatto il percorso inverso rispetto a quello che la diversissima tradizione enologica di Veneto e Abruzzo consiglierebbe di intraprendere. La passione per il vino, in Nicola, era un affare di famiglia: i Dan gestiscono una cantina a Lutrano in cui il 21enne ha iniziato a dare una mano fin da giovanissimo, dando il suo aiuto dalla potatura alla vendemmia.
Dopo i 18 anni ha iniziato a lavorare anche per altre cantine, finché nel 2016 non è arrivato il diploma di perito enotecnico conseguito al “Cerletti” di Conegliano. Nel giugno scorso, Nicola ha preso al volo un’opportunità lavorativa che veniva da Ortona, provincia di Chieti. Lì ha lavorato per una stagione come enologo presso la cantina “San Zefferino”: «È stato Roberto Cimitan, direttore della cantina di Fontanelle, a darmi questa opportunità. Mi sono trovato benissimo», racconta, «tanto che potrei lavorare lì anche il prossimo anno».
L’impatto con la realtà abruzzese non è stato facile: laggiù non c’è il Prosecco, che qui nella Marca la fa da padrone. «All’inizio è stato strano non avere a che fare col Prosecco, ma poi ho scoperto nuovi vini e un mercato più difficile, che lavora a prezzi più bassi rispetto al Veneto». Nicola ha portato l’esperienza maturata nella Marca per valorizzare i vini della cantina abruzzese, fra cui spiccano il Trebbiano bianco e il Montepulciano d’Abruzzo: «Quel mercato è in pieno sviluppo anche per quanto riguarda gli spumanti, fra i quali spicca il bianco Pecorino», racconta. Nei suoi primi sei mesi abruzzesi, Nicola ha potuto toccare con mano quanto l’idea veneta del vino (e quella del Prosecco in particolare) abbia da insegnare al resto d’Italia quanto alla valorizzazione del prodotto e alle tecniche di realizzazione, quasi perfette. Ma da lontano si vedono meglio anche i difetti: «L’unica cosa da rivedere, forse, è questo sfruttamento intensivo del vitigno: si rischia un crollo doloroso, bisognerebbe limitare la quantità di prodotto.
Per il resto, il Prosecco è quasi perfetto: i risultati li vedono tutti». L’esperienza abruzzese è stata e sarà una grande palestra per la carriera enologica di Nicola: «In futuro voglio essere in grado di condurre una cantina, ed è stata una fortuna immensa fare questa esperienza a soli 21 anni». Il futuro di Nicola, però, solo difficilmente sarà legato alla cantina di famiglia: «Voglio lavorare nel ramo commerciale delle cantine. Ma sono convinto che per farlo al meglio sia necessario possedere anche ottime basi tecniche».
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