Scorta di dieci moto per l’ultimo viaggio del piccolo David

Stroncato dalla leucemia a soli 13 anni dopo due trapianti Il suo sogno: diventare un campione come Davies 
CASTELFRANCO. “Le cose belle insegnano ad amare la vita, quelle brutte a viverla”, è la poesia che aveva scritto David Guidolin, 13 anni, di Salvarosa durante gli anni che lo hanno visto combattere tenacemente contro il tumore, nel reparto di Oncoematologia pediatrica a Padova, diventato la sua seconda casa. Ed è qui che si è spento lunedì. Lascia il padre Renato, la mamma Erika e i fratelli Raya (la gemella), Asia e Alex. «Era un sognatore, in ospedale andava a giocare con i bambini più piccoli di lui. Gli piaceva far ridere e far star bene le persone, nel dolore ci ha dato una grande lezione di vita: amare la vita fino alla fine». La famiglia vuole ricordarlo come quel ragazzino tenace e sognatore che anche durante la malattia ha fatto sorridere e divertire i fratelli e i genitori: «Grazie all’associazione “Il sogno” siamo andati a vedere la Super Bike e abbiamo incontrato i big delle due ruote: Marco Melandri e Chaves Davies, a Imola, e ancora il cantante Rovazzi a Milano», spiega la mamma Erika, «non ci siamo sentiti abbandonati da nessuno, siamo sempre stati circondati da persone volenterose, a partire dai medici di Padova, dove David era ricoverato. Un grazie anche all’associazione Ail, al Sogno onlus, ai compagni di classe delle elementari di Bella Venezia e a quelli delle medie di San Floriano». Il sogno del piccolo David, che non ce l’ha fatta contro la leucemia nonostante il doppio trapianto - l’ultimo solo il 27 giugno scorso - era quello di correre in moto e saranno dieci moto che stamattina scorteranno David dall’obitorio di Padova, partenza alle 9.50, fino in via Riccioli a Treviso, nella sala del commiato del forno crematorio dove alle 11 gli verrà dato l’addio. Il presidente dell’associazione “Il sogno”, Rudi Zanatta, assieme ai genitori di David, ha voluto far in modo che il rombo delle due ruote lo accompagnasse nell’ultimo viaggio. «Ora David è libero», dice mamma Erika, «e noi dobbiamo aggrapparci all’unico vero insegnamento che ci ha trasmesso: aggrapparci alla vita per rispetto di quei bambini che ogni giorno rischiano di perderla». «Sono invincibile quando sto tra i miei fratelli», ha detto un giorno David alla sua mamma. «Era gioioso mentre me lo diceva e oggi noi dobbiamo esserlo ricordando sempre che la vita è un dono e va vissuta sino alla fine».




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