Il mondo dello sport saluta Pin
Titolare per anni di “Pinsport”, campione di rugby, tedoforo, velista. Notissimo in città, aveva 85 anni

Storico campione del rugby, uno dei primi negozianti dello sport in città, tutto fare della Tarvisium, tedoforo, velista, sub. Un curriculum denso, che insieme al sorriso che tutti gli attribuiscono, racconta di quante lacrime ieri sono state versate in città per la scomparsa di Pierantonio Pin. Venerdì pomeriggio è mancato improvvisamente mentre si trovava a casa, all’età di 85 anni. Lascia la moglie Laura Bettiol, e i figli Raffaella, Carlo, Alessandro, e Andrea. La sorella Franca Pin, a lungo nell’Arep, aveva sposato Carlo Benetton. «Più che un padre per me era un mito», lo ricorda Raffaella, «uomini come lui credo ce ne siano pochi. Sorridente, buono, aveva fatto mille cose, ed era felice. Se n’è andato come voleva, nel silenzio, senza soffrire».
Pin era un entusiasta che moltiplicava le sue energie e le sue attività, era così anche nello sport. Scudettato della Faema, nel 1956, quando tutta l’epopea del rugby trevigiano iniziò, aveva giocato pilone, centro, ala e terza linea; ruoli che sembra difficile attribuire ad una sola persona, ma per lui, che colosso non era, dove non arrivava il fisico, arrivava la testa. E poi la vela, l’automobilismo, e addirittura il bob, con discreti risultati. Nel 1956 aveva fatto il tedoforo delle Olimpiadi invernali di Cortina, portando la fiaccola in città. Lo sport era la sua passione e il suo lavoro. Diplomato geometra, aveva iniziato a lavorare nella bottega sportiva del papà Antonio, tra via Collalto e Corso del Popolo, dove poi sarebbe arrivato Pettinelli. Poi il negozio Pinsport si è duplicato, un po’ come Pierantonio aveva fatto con i ruoli del rugby, aprendo in viale Cadorna e in Calmaggiore, poco prima della gelateria.
C’erano anni, gli ’80, in cui i trevigiani dello sport avevano tre scelte per comprare scarpe e abbigliamento Pinarello, Pettinelli, che presto ha lasciato la città, e appunto Pinsport. Pierantonio Pin ha dedicato poi molti anni ai giovani, sempre nel rugby, ha collaborato con diverse società a Silea, Villorba e Mogliano. Alla fine anche con la Tarvisium, dove ha portato il nipote, poi diventato azzurro, Niccolò Fadalti. «Arrivò da noi portando il nipote», conferma Guido Feletti, presidente dei Ruggers, «ma non riusciva a non far niente. Mi ha chiesto cosa potesse fare ed è stato il nostro magazzinieri per più di dieci anni». La data e il luogo dei funerali non sono ancora stati fissati, ma la famiglia vorrebbe organizzare un saluto anche sul campo da rugby.
Federico Cipolla
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