Castelfranco, contrasse l’epatite C con una trasfusione: ministero condannato

CASTELFRANCO. Aveva contratto l’epatite C durante una trasfusione di sangue nel luglio del 2004. Da allora, un trevigiano, ora 57enne, ha ingaggiato una battaglia legale con la sanità pubblica per vedersi riconosciuto un risarcimento dei danni subiti in una struttura pubblica, quella dell’ospedale di Castelfranco, dove era andato per curarsi dal morbo di Werlhof, una malattia autoimmune che provoca una grave carenza di piastrine.
Il giudice del Lavoro del tribunale di Treviso, dopo una lunga battaglia, nell’ottobre 2015, condannava il mistero della Salute a risarcire il paziente trevigiano e a pagare le spese processuali. Ora, dopo l’impugnazione da parte dell’ente, la sentenza di primo grado è stata confermata anche in Corte d’Appello. Ma dei soldi, circa 70.000 euro, l’uomo (assistito dall’avvocato Fabio Capraro) non ha mai visto l’ombra. Un paradosso se si pensa alla via crucis a cui è stato sottoposto il paziente, dal momento in cui ha scoperto di aver contratto l’epatite C in una struttura pubblica.
Una via crucis iniziata con un rimpallo di responsabilità tra (all’epoca) l’Usl 8 e il ministero della Salute su chi dovesse eventualmente risarcire il paziente ed i vari pareri delle Commissioni mediche che alla fine hanno accertato che l’uomo aveva effettivamente contratto l’epatite C durante una trasfusione all’ospedale di Castelfranco. Ora anche i giudici veneziani della Corte d’Appello, sezione Lavoro, hanno dato ragione al paziente trevigiano confermando la sentenza impugnata e condannando l’ente a rimborsare le sue spese processuali. Soddisfatta la difesa, che però deve constatare amaramente come il ministero non abbia finora risarcito un euro.
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