Il metallo-design conquista gli Usa

Presentato a Milano, il progetto di De Castelli rilanciato dal New York Times
Di Roberta Durante

TREVISO. "In principio era il metallo", sarebbe da dire, un incipit tutt'altro che dissacrante che inaugura un percorso nuovo e necessario e forse, proprio per questo, sacro. È la direzione che ha deciso di seguire la De Castelli, azienda trevigiana di lunga tradizione nella lavorazione del metallo, a cui fa capo Albino Celato, con sede a Crocetta del Montello e store a Milano. Una direzione audace, per lungimiranti del prodotto industriale e stavolta anche dell'anima. È infatti con Tracing Identity, il progetto di design management ideato da Evelina Bazzo del trevigiano Umbrella-comunicare design, che le officine di un'azienda manifatturiera, come la De Castelli, incontrano menti e mani di 7 importanti designer internazionali, che importi o meno, tutte donne.

Il progetto, presentato al Salone del Mobile di Milano lo scorso aprile ha avuto eco anche oltreoceano, tanto da finire in una degustazione di proposte firmata dal New York Times. Ma il valore della sostanza non sta certo nel riverbero, piuttosto alla sua base: ed ecco la virtù di un materiale nobile, come il metallo, declinato nella sua più preziosa interpretazione, quella narrativa e onirica. Un risultato stupefacente, sia per impatto estetico sia per l'alterazione che un approccio simile comporta a livello di contemporaneità. Stiamo pur sempre parlando di alto artigianato, quello che si distingue dalla produzione seriale, quello capace, tra l'altro, di far riflettere le menti argute poiché intimo simbolo di altre visioni, che nulla hanno a che fare, in apparenza, con design e architettura. Una sinestesia, se vogliamo esagerare (e sembra il caso), in cui la praticità del materiale e dell'operaio che lo lavora, sono plasmate prima di tutto dalla visione poetica che la designer-sognatrice ha visto dietro quella lastra. Emblematico, in questo senso, il paravento di Alessandra Baldereschi, pensato come una quinta teatrale che rappresenta su ciascun lato paesaggi immaginari, un cielo notturno e un profilo collinare. Le variazioni cromatiche ottenute grazie alle diverse ossidazioni che De Castelli realizza sui materiali sono paragonabili ai colori di un pittore su una tela. "Un progetto importante e complesso" spiega Evelina Bazzo "che porta l'alto artigianato al centro del discorso, in un momento in cui gli oggetti prodotti in serie fanno sì che ci si affezioni poco alle cose". Da qui la possibilità di personalizzarle, le cose, un procedimento intrinseco alle capacità dell'alto artigianato, in grado di produrre pezzi inimitabili. "Poche aziende sono andate nella direzione della De Castelli" continua Bazzo "ma è quello di cui c'è bisogno adesso per le aziende artigianali". Vale a dire che c'è bisogno di confondere i campi sensoriali, alzando la staccionata per far entrare, forse ancora timidamente, le tecnologie evolute nelle officine e da lì, senza chiudere le finestre, avvertirne le suggestioni. Il risultato? Tavoli e credenze ad alto impatto emotivo, unici e brillanti, veri perché inimitabili, come ogni esistenza, tavoli e credenze sotto mentite spoglie: quelle della poesia.

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