Sul cappello che noi portiamo

TREVISO. Non c'è niente di più significativo e identificativo per un alpino del suo cappello. Era una bombetta nera nel 1872, quando fu fondato il corpo degli alpini e nel corso degli anni ha subito delle trasformazioni, fino al 1910, quando un atto dell'allora ministro Spingardi sul Giornale Militare, ne stabilisce le fattezze come ci sono state tramandate, con qualche leggera modifica, fino ai giorni nostri.
Di feltro grigioverde, il copricapo è caratterizzato dalla penna laterale, una nappina e un fregio di metallo. La penna è simbolo di libertà, perché veniva portata nel cappello "all'Ernani", creato da una costumista della Fenice alla prima verdiana a Venezia nel 1844 per il protagonista, un montanaro che lottava contro l'occupazione spagnola.
Gli alpini la portano fissata leggermente all'indietro, di tre colori: nera, di corvo, per la truppa; marrone, d'aquila, per i sottufficiali e bianca, d'oca, per gli ufficiali, anche se i modelli ecologici odierni la vogliono sintetica.
La nappina che la ferma è di lana di diversi colori che, per la truppa e i graduati, indica i battaglioni di appartenenza dei reggimenti: bianca per il 1°, rossa il 2°, verde per il 3° e azzurra per il 4°. Per i sottufficiali e gli ufficiali la lana è sostituita da una placchetta di metallo dorato, che diventa argentato per i generali. Poi c'è il fregio di metallo sul davanti dove leggere la specialità, se alpini di fanteria o artiglieria da montagna, genio pionieri o guastatori, logistica, trasmissioni, sanità, ingegneri o ufficiali generali.
Per un alpino è un orgoglio poter indossare il proprio cappello nelle adunate, dove appuntare ulteriori fregi, medaglie ricevute, riconoscimenti vari, ma anche le medagliette di rame che vengono coniate appositamente per ogni adunata, come quella di Treviso, caratterizzata da una penna con il tricolore tra il simbolo "Treviso 12-13-14 maggio 2017".
Il copricapo deve essere in ordine per sfilare perché, come recita un motto, "... per un alpino, il suo cappello è tutto". La divisa come la vediamo oggi, non è sempre stata di colore grigio verde, adatto per la mimetizzazione in montagna.
Nel 1874 si indossava un cappotto, a cui seguì una mantella turchese su uniforme grigia azzurra, quella dell'esercito piemontese. Ma erano colori facilmente individuabili dal nemico per cui, nel 1883, si procedette a diversificarla dalle altre divide del Regio Esercito con il colore verde, che venne usato anche per caratterizzare le mostrine.
Nel 1902 agli alpini vennero dati in dotazione gli ski, per muoversi meglio sulla neve, e vennero ideate nuove calzature dopo gli scarponi alti che avevano sostituito le prime calzature basse. Nel 1905, le prime uniformi grigie vennero sperimentate a Bergamo al battaglione alpini Morbegno del 5° reggimento alpini, su quello che diventerà noto come il "plotone grigio". Un test che riuscì positivo, tanto che le uniformi di quel colore furono approvate nel 1908 per tutto il Regio esercito italiano.
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