Un dossier all’Usl 2 sul caso Bettamin

La relazione sul caso di Dino Bettamin è arrivata ieri sul tavolo del direttore generale Francesco Benazzi per fare chiarezza su quanto accaduto. Trattandosi di un documento strettamente riservato l'Usl2 non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma dai piani alti dell'azienda sanitaria trapelano alcune informazioni, ad esempio che il documento sarà a disposizione della Regione e della Procura, qualora questi volessero visionarlo. Nella relazione vengono riassunti dettagliatamente gli ultimi giorni di vita del macellaio 70enne di Montebelluna che, dopo aver a lungo combattuto contro la Sla, ha deciso di rifiutare l'alimentazione artificiale e chiesto la sedazione palliativa. Proprio sul tipo di sedazione somministrata a Dino si soffermerebbe la relazione prodotta dai medici del Servizio di assistenza domiciliare (Siad). Filtrano alcune indiscrezioni al riguardo. La più importante è che il paziente sarebbe stato trattato con una terapia sedativa blanda, a base di morfina e farmaci contro l'ansia, per gestire la sua sofferenza mentre proseguivano l'idratazione e la ventilazione. Inoltre, a somministrare materialmente le dosi di sedativo sarebbero stati gli infermieri privati della società Cura con Cura, che hanno assistito con professionalità il malato per molto tempo, affiancati dal Siad solo nelle ultime settimane.
L'associazione ProVita. La discussione sulla vicenda Bettamin è approdata ieri a Roma, dove l'associazione ProVita ha promosso una conferenza stampa contro l'eutanasia. «Fare del caso di Montebelluna un cavallo di troia dell'eutanasia è assolutamente improprio. Dino era arrivato alla fine della sua vita naturale e ha chiesto gli fosse lasciato il respiratore mentre andava verso la morte, altrimenti sarebbe stato accanimento terapeutico. L'eutanasia è un'altra cosa e ci vede contrari», sottolinea il presidente Toni Brandi, «non vogliamo il testamento biologico, perché la volontà del paziente non può essere scritta vent'anni prima e, comunque, l'omicidio anche con il consenso del paziente, resta tale». Alle parole nette usate contro la legge sulla "dolce" morte si aggiunge una riflessione sul commento pubblicato sulla pagina Facebook della società Cura con Cura: «Noi sull'Ansa!!!» con aggiunta di emoticon che esprime emozione. «La cosa mi lascia un po' perplesso perché credo che la propaganda andrebbe evitata di fronte alla sofferenza privata di una famiglia» commenta Brandi.
La Federazione Cure Palliative e l’Aisla. Sul caso Bettamin sono intervenute anche la Federazione Cura Palliative e l'Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica (Aisla), ribadendo il confine netto tra eutanasia e sedazione palliativa. «Sono pratiche differenti: l'eutanasia, vietata nel nostro Paese, ha l'obiettivo di provocare la morte del malato utilizzando farmaci letali. La sedazione palliativa si prefigge invece di controllare i sintomi che non rispondono ad altri trattamenti, si usano pertanto farmaci sedativi che provocano la perdita dello stato di vigilanza».
Un nodo da sciogliere riguarda invece il completamento dei decreti attuativi della legge 38 del 2010, che ha sancito il diritto per i malati inguaribili a godere delle cure palliative. «Il caso del signor Dino è una positiva eccezione, poiché nella maggior parte delle regioni italiane tale diritto rimane un'utopia» concludono Aisla e Federazione Cure Palliative.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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