San Pietro di Feletto: chiama gli amici a vendemmiare, condannato ad assumerli tutti

SAN PIETRO DI FELETTO. Chiama gli amici per farsi aiutare nella vendemmia: ora dovrà assumerli tutti. Stangata un’azienda agricola, di dimensioni medie e a conduzione familiare, con sede a San Pietro di Feletto: durante un’ispezione da parte della Direzione territoriale del lavoro, lo scorso 23 settembre, gli ispettori hanno trovato impegnate tra i filari di Prosecco 11 persone, nessuna delle quali con regolare contratto di lavoro o voucher. Esclusi il titolare, la moglie e la figlia, gli altri 8 lavoratori in nero dovranno essere assunti per un periodo non inferiore ai tre mesi. Al provvedimento si aggiungerà una ulteriore multa, quantificabile in svariate migliaia di euro, per il mancato rispetto delle norme di sicurezza sul posto di lavoro. Il titolare dell’azienda agricola ha contattato un legale e medita di presentare ricorso. Il danno economico rischia di essere ingente: «Ho chiamato gli amici a darmi una mano, non mi posso permettere di assumerli tutti».
Sulle colline del Prosecco, ora, dilaga il panico, perché – nonostante le regole si siano inasprite negli ultimi anni, e prevedano di regolarizzare tutti i vendemmiatori – sono ancora in tanti a farsi aiutare “in nero” dai conoscenti. I controlli, però, si sono intensificati, nonostante vendemmiare assieme ad amici e parenti sia una tradizione, quasi un rito sulle colline del Prosecco. Un favore che si ricambia in tanti modi: spesso basta un pranzo, talvolta si restituisce la cortesia. E così ha fatto anche l’imprenditore di San Pietro. Oltre alla moglie e alla figlia, c’erano la loro collaboratrice domestica, quattro amici, tre cittadini stranieri. Tutto è filato liscio fino alle 12 di venerdì 23 settembre, momento dell’ispezione della Direzione territoriale del lavoro, un organo del Ministero del Lavoro. I carabinieri intervenuti hanno fotografato tutti i presenti e chiesto loro le generalità, prima di redigere il verbale: «All’atto dell’accesso ispettivo venivano trovate al lavoro 11 persone, compreso il titolare, sua moglie e sua figlia. Per i rimanenti vendemmiatori, non veniva data alcuna dimostrazione circa la loro regolarità lavoristica, né sono stati attivati dei voucher per i predetti lavoratori. Nessun dispositivo di protezione individuale di protezione veniva indossato dai vendemmiatori, come da foto detenute dall’organo accertatore. Pertanto sono da ritenersi “in nero”».
La legge impone all’agricoltore «la stipulazione di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, anche a tempo parziale, o con contratto a tempo determinato di durata non inferiore ai tre mesi, decorrente dal primo giorno di lavoro “in nero”». Fatti due conti, assumere quelle otto persone per tre mesi costerebbe all’azienda una cifra tra i 30 e i 40 mila euro, vanificando lo sforzo della vendemmia. «E non so ancora di quanto sarà la sanzione per il mancato rispetto delle normative di sicurezza» spiega l’imprenditore, che preferisce restare anonimo «quello che conta è raccontare una vicenda che potrebbe toccare a chiunque. Abbiamo sempre impostato i lavori per la vendemmia all’insegna della collaborazione». La battaglia legale sarà lunga. La vendemmia di Prosecco ormai è agli sgoccioli, ma c’è da scommettere che l’anno prossimo in molti rinunceranno al tradizionale aiuto di amici e parenti.
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