In libertà su ordine di Mascolo rapinatori e maestro violento

«Un'amichevole reprimenda più che un esercizio di violenza sui bambini». Scriveva così il gip Angelo Mascolo nella primavera del 2014 nell’ordinanza con la quale respingeva la richiesta di una misura...
TREVISO 30/11/2006 IN TRIBUNALE SENTENZA MANDANTE DUPLICE OMICIDIO CINESI A VILLORBA - IN TRIBUNALE SENTENZA MANDANTE DUPLICE OMICIDIO DI VILLORBA
TREVISO 30/11/2006 IN TRIBUNALE SENTENZA MANDANTE DUPLICE OMICIDIO CINESI A VILLORBA - IN TRIBUNALE SENTENZA MANDANTE DUPLICE OMICIDIO DI VILLORBA

«Un'amichevole reprimenda più che un esercizio di violenza sui bambini». Scriveva così il gip Angelo Mascolo nella primavera del 2014 nell’ordinanza con la quale respingeva la richiesta di una misura cautelare nei confronti di Ferdinando Cadicamo, il maestro di scuola elementare filmato dai carabinieri mentre maltrattava gli alunni. Il Riesame di Venezia ribaltò la sua decisione, ma nel frattempo l’uomo era tornato a insegnare. Oggi Cadicamo è stato rinviato a giudizio e dovrà affrontare il processo. Ma ieri come oggi il giudice non solo non aveva ritenuto necessaria la misura cautelare, ma era entrato nel merito delle contestazioni mosse dalla Procura al docente affermando la mancanza di «gravi indizi di colpevolezza». Ieri come oggi la prova chiave a sostegno dell'inchiesta è un video: per Cadicamo, le immagini in cui il docente prendeva a calci i suoi alunni. Oggi quello in cui i due finanzieri ricevono i due orologi dall'imprenditore Ongetta.

La giustizia farà il suo corso, l'esito dei processi e delle indagini confermerà o meno la posizione del gip. Quel che è certo è che Mascolo si conferma uno dei giudici più imprevedibili del palazzo di giustizia di Treviso: con la revoca dei domiciliari dei finanzieri per «mancanza di indizi di colpevolezza», ha sollevato l’ennesimo polverone. Lui, inoltre, è noto come il “giudice dei record” per la sua velocità a emettere sentenze o a rinviare processi: un lunedì mattina di qualche anno fa, quando le aule del tribunale erano intasate dalle udienze monocratiche calendarizzate ogni mezzora, riuscì a smaltire 69 processi in appena 195 minuti. L’anno scorso fece scalpore un’altra sua decisione: scarcerò cinque rapinatori che avevano aggredito un anziano a Santa Lucia di Piave. Ma secondo la Cassazione non avrebbe dovuto farlo. Quando si pronunciarono i giudici romani i malviventi però si erano ormai dileguati. I carabinieri impiegarono mesi per stringere nuovamente le manette ai loro polsi. La reazione politica subito emersa: «Tanto li liberano subito». Venne presentata anche un'interrogazione, di cui non si è più avuta traccia. Di Mascolo hanno fatto parlare anche i suoi rapporti con la politica: nel 2010 la Lega gli dichiarò guerra per aver assolto una donna che aveva urlato «vergognatevi» rivolta ad alcuni consiglieri comunali del Carroccio. Apriti cielo. Ma passano gli anni, i vecchi rancori finiscono. Lo scorso maggio Mascolo si presenta alla cena della Lega al Maggior Consiglio. E pensare che quell’attrito tra il giudice e la Lega ha radici lontane: il primo ad attaccarlo fu l’allora senatore Stiffoni, nel 2003. Mascolo non aveva convalidato un arresto e un’espulsione perché, in linea con la Bossi Fini, aveva considerato una visita medica motivo valido per la permanenza in Italia. (s.g.)

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