Duecento al corteo per Fombu «No alla violenza, solo giustizia»

CONEGLIANO. «Giustizia per Donald, chi sbaglia paga», questo lo slogan, ripetuto come un mantra, ieri mattina nel corteo che ha manifestato in memoria di Donald Fombu, il trentenne deceduto durante un fermo di polizia lo scorso 6 giugno. Ma è stata anche riportata una citazione dal Vangelo, pronunciata in latino, da uno studente camerunense: «Qui sine peccato est vestrum, primus lapidem mittat, chi è senza peccato scagli la prima pietra». Duecento persone, connazionali di Donald e ragazzi dei centri sociali, hanno partecipato alla marcia che si sviluppata in mattinata lungo la Pontebbana. Un corteo pacifico, tanto che c'erano mamme con i loro bimbi in braccio e sui passeggini. Erika, la diciottene pordenonese che porta in grembo il figlio di Donald, non ha partecipato, volendo evitare di finire sotto i riflettori e di finire al centro di qualche polemica. I camerunensi erano vestiti di nero, in segno di lutto, e in rosso per simboleggiare il sangue. Il corteo ha preso avvio dall'incrocio tra via Manin e via Galvani, lì dove il trentenne è deceduto e dove continuano ad essere deposti fiori e candele. La statale è rimasta bloccata per mezz’ora, con code poco più lunghe rispetto a quelle che si formano ogni giorno, e soprattutto il venerdì di mercato, sulla circonvallazione di Conegliano.
Qualche automobilista si è spazientito suonando il clacson, ma la maggior parte ha osservato con curiosità il transito del corteo. Nessuno ha contestato i camerunensi. L'evento era stato autorizzato dalla Questura e il tragitto concordato con gli organizzatori. Tutto si è svolto in tranquillità, sotto gli occhi di una cinquantina di agenti, tra poliziotti, carabinieri e vigili. L'arrivo in via Filzi, con un sit-in e un momento di silenzio davanti al cimitero. Poi nel piazzale davanti alla palestra stadio, gli amici del trentenne hanno espresso il loro cordoglio. La comunità camerunense di Conegliano ha scritto una lettera indirizzata alla polizia, consegnata nelle mani del dirigente della Questura, Luca Migliorini. Una lettera era destinata anche al sindaco Floriano Zambon. Ma non c'era nessuno dell'amministrazione comunale, che aveva criticato la manifestazione. Si è visto solo, tra gli spettatori lungo la Pontebbana, il vicesindaco Claudio Toppan. «La comunità camerunense desidera richiamare l'attenzione sulla drammatica morte del nostro amato fratello Donald», ha letto una parte della lettera Marie Paule Angos, anima e leader dei camerunensi in città, «mentre noi piangiamo, chiediamo alle autorità di fare quanto in loro potere per far emergere la verità e la giustizia, in modo che incidenti di questo genere non si verifichino più. Apprezziamo la pace e l'amore di cui godiamo a Conegliano e chiediamo alle autorità di sicurezza pubblica e alle forze dell'ordine che agiscano con moderazione nel trattare gli africani. Abbiamo sempre rispettato le leggi del nostro Paese di accoglienza e perciò chiediamo di garantirci le condizioni necessarie, per vivere nella pace e nel rispetto sociale della dignità umana».
Era presente inoltre una delegazione da Ferrara di Ascaf Italia, l'associazione degli studenti del Camerun. «Donald non era perfetto, ma dopo la sua morte si è infangato il suo nome, chi è senza peccato scagli la prima pietra», ha detto un delegato di Ascaf, «il decesso è avvenuto comunque in circostanze ancora da chiarire, abbiamo fiducia nella magistratura».
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