Colle, fallita la Carma Cucine il titolare fu arrestato per droga

Tre mesi fa nell’azienda rilevata da un albanese erano stati sequestrati 300 grammi di cocaina I dieci dipendenti hanno avviato un’azione legale per gli stipendi arretrati, udienza a settembre
Di Andrea De Polo

COLLE UMBERTO. Le cucine, la cocaina, il fallimento. Si è chiusa nel peggiore dei modi la storia della Carma Cucine di Colle Umberto, azienda attiva da oltre trent’anni nella zona industriale di via I Maggio, al confine con Godega. A febbraio i dipendenti avevano denunciato uno strano viavai di soggetti non meglio identificati negli uffici dell’azienda, alcuni dei quali si erano presentati come i loro nuovi titolari. Il giorno successivo il sit-in dei lavoratori, uno di questi soggetti arrivati alla guida dell’azienda (l’albanese Selim Osmani, 48 anni, di Villorba) venne arrestato dalla squadra mobile della questura di Treviso per traffico di sostanze stupefacenti: 300 grammi di cocaina erano nascosti proprio nel magazzino della Carma Cucine. Pochi giorni fa, il 4 maggio, il Tribunale di Treviso ha decretato anche il fallimento della ditta, nella quale erano rimasti una decina di lavoratori increduli della piega che aveva preso l’azienda negli ultimi tempi. Ora questi ex lavoratori non potranno fare altro che attendere l’esame dello stato passivo dell’azienda davanti al giudice, in programma il prossimo 13 settembre, quando saranno inseriti fra i creditori privilegiati dell’azienda. La loro esperienza lavorativa si era comunque interrotta da tempo: erano rimasti in cassa integrazione ordinaria fino al 4 marzo, e avevano capito che la Carma era ormai a fine corsa. Il giorno dell’arresto del loro ultimo sedicente titolare, l’albanese Osmani, si erano ritrovati tutti assieme per denunciare la totale anarchia in cui versava l’azienda: «Persone mai viste prima entrano ed escono dagli uffici» avevano denunciato i lavoratori «questa è un’azienda storica, che negli anni di massimo sviluppo arrivava a produrre 4-5 cucine al giorno. Poi ci sono stati vari passaggi di testimone dal 2011 a oggi». Finché la guida dell’azienda è stata in mano alle famiglie Napol e Sandrini, hanno raccontato gli ex dipendenti, gli affari sono andati a gonfie vele. I loro stipendi hanno smesso di arrivare regolarmente a fine 2014, e due mesi fa erano stati proprio impiegati e operai a chiedere l’intervento della magistratura per fare luce sugli ultimi, burrascosi avvenimenti: «Siamo convinti che gli ultimi titolari che si sono alternati siano solo dei prestanome» hanno spiegato i lavoratori, inizialmente seguiti dai sindacalisti di Cgil, prima di intraprendere autonomamente un’iniziativa legale. Da tempo, quindi, pare che la Carma Cucine avesse smesso di produrre ciò per cui era nata oltre trent’anni fa, per dedicarsi ad affari di tutt’altro genere. Le dosi di cocaina rinvenute all’interno del magazzino avevano un valore complessivo di oltre centomila euro. A portare gli investigatori nel capannone di via I Maggio era stato il presunto corriere della droga, Fidan Muji, trovato in possesso di cento grammi di coca e il cui navigatore satellitare confermava diversi passaggi in Carma Cucine.

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso