Così Noveservizi è finita nel mirino

Gli obiettivi, le spese, le assunzioni. La gestione di Noveservizi. Nell'esposto presentato all'Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone – e da questi girato aprocura della Repubblica e Corte dei Conti – ci sarebbero rilievi di natura gestionale e contabile, ma soprattutto si denuncia lo stesso impianto con cui nel 2009 l'Usl 9, allora diretta da Claudio Dario, aveva creato la società.
L'esposto è di gennaio 2015, ma è da tempo che la Noveservizi fa discutere. A giugno 2014 c'era stata la nomina di Giancarlo Bizzarri a dirigente dell'unità operativa complessa Programmazione Ricerca e Comunicazione, sancita dalla delibera del dg Giorgio Roberti. Bizzarri fino ad allora aveva diretto Noveservizi: è docente, consulente per la Regione e per Venetoformss, anche tramite la sua società Emmeffe che ha sede a Milano. Ed è richiesto da diverse aziende sanitarie pubbliche e private, sia in Veneto che nel resto d'Italia. Uno dei quesiti posti dall'esposto a Cantone è se questi incarichi contemporanei – per quanto di natura diversa – non violino le stesse norme anticorruzione. Beffa delle beffe, era Noveservizi ad occuparsi di anticorruzione per l'Usl 9. Parentesi: il fatto che Bizzarri sia consorte di un'altra dirigente dell'Usl 9 – Laura Cadorin, responsabile del servizio qualità – e anche NoveServizi di fatto in quel periodo sia il supercontrollore dell'attività dell'intera Usl pone anche un problema di controllore e controllato?
E ancora, l'esposto solleva un problema di accumulo di cariche e incarichi nei confronti di Bizzarri, sottolineando anche la direzione di progetti molto costosi (ad esempio il progetto paperless). O anche il fatto che la società abbia affidato un incarico a Stefano Vianello, l'ex consulente diventato poi dirigente e supercoordinatore del project financing del nuovo ospedale, e che anche dopo la pensione ha ricevuto incarichi da altre società esterne dell'Usl9, la Noveimmobiliare, con un percorso che aggirava il divieto introdotto dalla spending review del governo Monti.
Altro punto nodale dell'esposto sono le 40 assunzioni fatte dalla società controllata, che ha capitale pubblico (95% dell'Usl 9 e 5% dell'Usl 16 di Padova). Certo l'esternalizzazione può aggirare ogni blocco di pianta organica e consente discrezionalità, senza contare, come sottolinea l'esposto, «come si concilia tutto questo con il personale amministrativo già dipendente», e si possa configurare un «quadro di deresponsabilizzazione e dequalificazione» per il personale amministrativo interno.
Ma non va dimenticato il contesto storico in cui nacque la Noveservizi. L'Usl era stata appena travolta dallo scandalo Bolzan (e le sentenze avrebbero poi acclarato come il sistema fosse cominciato anche prima dell'insediamento di Dario) e l'azienda voleva creare una superstruttura di controllo che tappasse ogni possibile falla del sistema informatico e più in generale sulla gestione.
Di fatto il personale è stato selezionato secondo criteri di azienda privata. E qui i vertici dell'Usl, Dario in testa, hanno sempre ribadito la competitività di Noveservizi e la sua economicità – i costi medi di giornata/uomo più basi rispetto ad alcuna società di consulenza presenti sul mercato con skills paragonabili alla professionalità e alla competenza. E ancora, uno studio aveva dimostrato come Noveservizi fosse al secondo posto in Veneto per redditività (6 euro per ogni euro investito).
Ma l'esposto investe anche un piano più generale: chiede come si concili questa scelta dell'Usl 9 con l'obbligo di ridurre la spesa pubblica, il blocco delle assunzioni, quantomeno in area amministrativa, lo stop alle consulenze. Di qui i potenziali rilievi di natura contabile ed erariale, che Cantone ha registrato, trasmettendo gli atti alla Procura veneziana delle Corte dei Conti. Infine l'esposto pone un problema di deleghe e di campo operativo: negli anni, a Noveservizi sono state affidate sempre più mansioni e progetti, dalla digitalizzazione delle cartelle cliniche al controllo dei capitolati degli appalti. Il denunciate mette in dubbio la legittimità di affidare dati sensibili e know how aziendale a una società esterna.
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