Stalking alla moglie, giornalista trevigiano condannato

TREVISO. L’ex moglie in ambulanza su Facebook. Solo uno degli episodi addebitati dalla procura di Belluno a un giornalista trevigiano, che aveva visto naufragare il matrimonio con una feltrina, che a suo dire non gli faceva vedere il figlio minore. Nessuna generalità, perché ci sono una donna molestata e un figlio minorenne. Il giudice Coniglio l’ha condannato per stalking a due anni più le spese processuali con pena sospesa. Ma ci sono anche 25 mila euro di risarcimento e le spese di costituzione di parte civile con l’avvocato Conte.
Il tribunale ha accolto la richiesta del pm Rossi, dopo che i legali avevano questionato sul numero degli atti persecutori: sei per la difesa e otto per la parte civile. Di sicuro, le contestazioni vanno dall’agosto 2013 al febbraio 2014. Il Tribunale dei minori di Venezia aveva affidato il piccolo alla madre, con il diritto di visita per il padre. Secondo l’accusa, quest’ultimo ha cominciato a molestare la donna con un grande quantitativo di sms sul cellulare, che non avevano lo scopo di mettersi d’accordo con lei, per frequentare il bambino. C’erano anche dei pedinamenti e iniziative talmente eclatanti da turbare la vita personale e professionale della ex. Non mancavano le incursioni nel condominio, nel quale lei abitava, durante le quali ci scappavano non solo schiamazzi, ma anche foto, che potevano finire su Facebook e intimidazioni ai vicini. Per non parlare di quelle all’interno del posto di lavoro. Due volte a settimana, l’uomo andava a trovarla per l’assegno mensile, dimostrandosi invadente e molesto. La voce era sempre alta e le scenate erano immancabili. Capita che lei soffra di un malore e avrà modo di vedere in rete l’ambulanza, che la trasporta all’ospedale Santa Maria del Prato. La sua vita è condizionata, le sue abitudini cambiano e sarà costretta a prendere farmaci.
Il figlio soffre a sua volta la situazione e vorrebbe morire, piuttosto che incontrare suo padre, anche perché si sente dire che la mamma avrebbe fatto una fine terribile: «Sarebbe marcita in galera, mangiata dai topi». Ha paura di passare le sere con lui e di pernottare in casa sua. Quando la voce dell’innocenza dice «preferirei non vederti più», parte uno schiaffo alla bocca, che provoca una ferita al labbro. Cambieranno le condizioni, in cui l’uomo può vederlo. Il pm aveva chiesto la condanna a due anni e sei mesi, la parte civile ha aggiunto gli euro, mentre la difesa ha puntato sull’assoluzione perché il fatto non sussiste o non costituisce reato, in subordine il minimo della pena. Due anni e 25 mila euro.
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