Omicidio di Miane, la confessione non basta Il gip lascia l’omicida in carcere

Per il magistrato ci sono ancora rischi di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato. Negati i domiciliari, la 27enne resta in cella alla Giudecca: «Dopo l’omicidio cercò di scappare»

MIANE. Resta in carcere Liliana Ordinanza, la ventisettenne di Conegliano che ha confessato l'omicidio di Mehdi Chairi. L’ha stabilito il giudice dell’udienza preliminare Silvio Maras, che ha sciolto ieri la riserva, secondo il quale la ragazza, se messa in libertà, potrebbe cercare di scappare, inquinare le prove o reiterare il reato. A pesare sulla decisione del giudice il comportamento della Ordinanza nei momenti immediatamente successivi al delitto: il tentativo di accusare una terza persona come autore dell’omicidio e la fuga a bordo dell’auto del marocchino.

Miane, massacrato a coltellate nella sua casa

Attraverso il suo legale, la giovane aveva richiesto di essere ammessa agli arresti domiciliari. Per la ragazza, che è rinchiusa nel carcere femminile della Giudecca a Venezia, sono state giornate molto difficili. Quando nei giorni scorsi è comparsa di fronte al giudice, Liliana Ordinanza ha riferito di aver reagito a seguito di una violenza sessuale subita. Dovranno essere gli esami medici a stabilire se la versione fornita dalla rea confessa abbia dei riscontri oggettivi. Nell'abitazione quella notte, comunque, non vi sarebbero state altre persone. La giovane, secondo quanto ha riferito il suo avvocato difensore, è molto provata dall’intera vicenda. Ha confessato il delitto, ma non ha risposto al momento alle domande dei magistrati.

Dopo l’omicidio aveva preso l'Alfa 147 del marocchino, posteggiandola dopo alcune ore vicino alla stazione dei treni di Conegliano. Durante le indagini è anche emerso che la ragazza, originaria di Salerno, è stata più volte identificata a Conegliano nei controlli effettuati dalla polizia locale nell'ambito del consumo di stupefacenti. Non è mai stata denunciata come spacciatrice, ma soltanto identificata come consumatrice abituale di sostanze. Nessuna traccia, invece, dal Comune di Miane, dove pure si recava di tanto in tanto a casa di Medhi per consumare assieme al marocchino il crack, droga che viene sciolta e fumata. Pare che anche domenica notte, prima del delitto, i due (che non erano amanti) avessero appunto fumato crack e visto filmini a luci rosse. Intanto a Miane, paese dove abitava il marocchino quarantaduenne ucciso a coltellate nel suo appartamento, si attendono i documenti per il rimpatrio della salma dell'uomo. Intoppi burocratici, relativi alla mancanza di un documento d'identità, hanno rallentato l'iter nei giorni scorsi. Chairi faceva l'operaio al mobilificio Battistella di Pieve di Soligo. Aveva avuto diverse residenze negli anni in cui ha abitato nella Marca, tra Follina, Cison e Susegana. L'uomo era incensurato, non aveva mai avuto guai con la giustizia.

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