Veneto Banca, esposto contro Carrus

TREVISO. Un esposto a Procura, Consob e Bce contro l’amministratore delegato di Veneto Banca, Cristiano Carrus. Motivo: lo stesso manager avrebbe parlato dell’istituto di credito come «malato terminale» e «alla canna del gas» in occasione di incontri con soci e imprenditori, e avrebbe paventato l’ipotesi di una risoluzione da parte della Bce se l’imminente aumento di capitale da un miliardo di euro non dovesse andare a buon fine. Frasi e comportamenti ritenuti quantomeno anomali e potenzialmente in grado di turbare - se non proprio influenzare - i passi che separano Veneto Banca dalla quotazione in Borsa: da qui l’esposto a tre Procure (Treviso, Roma, Milano) nonché a Consob e Banca centrale europea.
Sappiamo che è un azionista trevigiano, la Stampa lo definisce pure «importante e autorevole». «È uno dei nostri, ma non vuole che venga divulgato il nome», spiega Giovanni Schiavon, ex presidente del tribunale di Treviso, oggi a capo dell’“Associazione azionisti Veneto Banca”. Schiavon condivide in pieno le perplessità che hanno spinto l’azionista a presentare l’esposto: «Carrus parla di banca moribonda, in stato terminale», dice Schiavon, «usando termini di assoluta gravità in modo secondo me imprudente. Perché dovremmo sottoscrivere l’aumento di capitale se la banca è in stato terminale?». Forse Carrus intende che la situazione è grave se l’aumento di capitale non va in porto, no? «Ma in questi giorni dicono sempre che c’è un consorzio di garanzia pronto a fare la sua parte, allora qual è il problema? Non è che la banca sia già stata venduta?». Vuole dire che le parole di Carrus sarebbero un regalo a Intesa e Atlante, un modo per abbassare il prezzo di quotazione? «Non devo essere io a dirlo, ma Carrus non può distorcere il mercato: la gente sospetta che i conti siano già fatti, che il valore dell’azione sarà fissato sotto l’euro e che il fondo si porti via tutto», attacca Schiavon, «noi aspettiamo ancora di vedere dati contabili aggiornati per capire in che situazione è la banca». Carrus dovrebbe dimettersi? «Ho stima di lui, ma stavolta ha passato il segno», dice Schiavon, «e poi figuriamoci se decide di andarsene...».
Insomma, il clima d’avvicinamento all’assemblea del prossimo 5 maggio non è proprio dei più distesi. L’esposto dell’azionista fa riferimento anche a un altro presunto bubbone: si chiede di verificare se è vero che ad alcuni imprenditori affidati siano state richieste deleghe di voto in vista proprio dell’assemblea, prospettando la revoca dei finanziamenti in caso di rifiuto. «Non vogliamo passare per quelli rissosi, ma in diversi ci hanno segnalato questa circostanza», conclude Schiavon. La sua associazione, assieme a “Per Veneto Banca”, ha proposto una lista di candidati per il rinnovo del cda che vede in cima il nome di Stefano Ambrosini, poi quelli di Carlotta de Franceschi, Matteo Cavalcante , Giovanni Schiavon, Roberto Nevoni, Dino Crivellari, Maria Cristina Bertellini, Laura Dalla Vecchia, Aldo Locatelli, Dario Cremasco, Massimo Brunelli, Fabio Bassan, Michele Padovani, Franco Puntin e Tarcisio Baggio.
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