Patrocinio al Gay Pride Manildo rischia la paralisi

Maggioranza sempre più spaccata, il precedente di Variati che disse “no” Sulla decisione pesa l’attacco della Curia, ma il corteo si farà comunque
AGOSTINI AG.FOTOFILM TREVISO MANIFESTAZIONE #SVEGLIAITALIA IN P. INDIPENDENZA
AGOSTINI AG.FOTOFILM TREVISO MANIFESTAZIONE #SVEGLIAITALIA IN P. INDIPENDENZA

TREVISO. Gay Pride a Treviso, la prossima settimana la giunta del sindaco Giovanni Manildo potrebbe sciogliere le riserve, in merito al patrocinio da dare o meno alla manifestazione dell’orgoglio omosessuale che si terrà in centro storico il 18 giugno. Ma ad oggi la giunta è in pieno stallo, spaccata tra favorevoli e contrari, lo stesso dicasi per una fetta della maggioranza del centrosinistra, con parte della lista Per Treviso contraria, ma anche fuoriusciti del Pd come Daniela Zanussi, oggi Sinistra Civica, mentre il gruppo di Treviso Civica preferisce non esprimersi; mentre Pd, Impegno Civile e Sel sono nettamente favorevoli.

Insomma, tra favorevoli e contrari, ad oggi l’ago della bilancia pende per il “no” e lo stesso sindaco Manildo avrebbe chiaramente detto ai suoi che, per dare l’assenso al patrocinio, pretende la piena condivisione di tutti i suoi assessori - e almeno Roberto Grigoletto e Paolo Camolei sono contrari - altrimenti potrebbe «fare come il collega di Vicenza Achille Variati» (e altri sindaci veneti), ossia “accogliere” la manifestazione, ma non dare il patrocinio del Comune. Manildo vuole insomma soppesare tutte le variabili, per una scelta diventata comunque difficile, anche a seguito delle polemiche innescate una decina di giorni fa da un duro editoriale della “Vita del Popolo” - organo della Diocesi - contro una politica di Ca’ Sugana ritenuta dalla Chiesa trevigiana poco attiva sulle politiche per la famiglia perché troppo concentrata su temi come unioni civili e sponsorizzazione di lezioni di sessualità, per le scuole, che parlano anche di omosessualità; ma anche a dare un premio, Riflettore Donna, a una professionista come Teresa Rando, artefice proprio di quelle lezioni. La risposta di Manildo all’editoriale è stata subito netta: «Sono il sindaco di tutti», ha detto il sindaco invitando, tra le righe, la Chiesa a stare al proprio posto. Per poi annunciare però, ieri, l’arrivo di un bonus bebé per le famiglie trevigiane a basso reddito, ossia una di quelle scelte che la Curia non può che accogliere con favore... Per il resto, avanti tutta sul patrocinio, tanto più che giorni fa è stato dato a una sorta di Family Day formato ridotto tenutosi in piazza dei Signori con Gandolfini? No, lo stallo c’è, e non solo a causa dell’editoriale della Diocesi, che lasciava comunque trasparire una porta aperta al dialogo, legata però al comportamento del Comune in merito al Gay Pride. La prossima settimana sarà quindi decisiva, per l’ultimo incontro tra sindaco e organizzatori del Pride, destinato a portare a Treviso dalle 6 alle 7 mila persone. Il Comune finora ha ottenuto che il percorso della sfilata fosse concordato, che venisse evitata dal corteo piazza Duomo, sede del Vescovado, che non venissero utilizzati carri. Eppure c’è anche un altro problema, al di là del patrocinio: il 18 e 19 giugno il centro storico ospiterà una manifestazione legata alla bella stagione, tra iniziative e bancarelle. Insomma un insieme di fattori, politici e logistici, che hanno paralizzato la giunta, e a poco servono appelli come quello di 300 intellettuali, artisti e politici a favore del patrocinio. E così ora più che mai l’interrogativo della giunta Manildo (il sindaco, personalmente, non avrebbe problemi a dare il patrocinio) è il seguente: «Cosa ci conviene fare?». E, in sottofondo, le parole della Curia: «Noi non crediamo che la sensibilità media della gente di Treviso sia in linea con certe scelte della giunta».

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