I sindaci in Prefettura ma scatta il boicottaggio

Previsti nuovi arrivi, i primi cittadini convocati per pianificare l’ospitalità La Lega Nord: «Noi non ci saremo». ll prefetto: «Siamo chiamati a intervenire»
Di Federico De Wolanski
Ferrazza Onè Di Fonte consiglio comunale straordinario su arrivo migranti
Ferrazza Onè Di Fonte consiglio comunale straordinario su arrivo migranti

In prefettura, per il maxi vertice sull’immigrazione convocato oggi, ci sono sedie pronte per tutti i novantacinque sindaci della provincia di Treviso. Ma c’è la possibilità concreta che due terzi di queste restino vuote, e che il prefetto Laura Lega si trovi davanti – ancora – quei soli primi cittadini che fino ad oggi l’hanno affiancata nella gestione dell’emergenza immigrazione. Tutto con i numeri che non tornano. Le previsione per il 2016 infatti è di1865 migranti da accogliere in provincia. Ma fino ad oggi c’è offerta solo per 1329, quota che basta appena a dare ospitalità a quanti attualmente sono già in provincia dal 2015. Come se non bastasse poi, la stessa quota di 1865 prevista in aumento.

Una situazione delicatissima, resa ancor più difficile dalla cronaca degli ultimi giorni. Il summit è stato deciso infatti dopo dieci giorni di tensione dovuti alla presentazioni delle offerte private per l’accoglienza dei profughi nel 2016 (che hanno svelato la nuova distribuzione dei migranti nella Marca aprendo il caso Onè), e dopo la fiaccolata «no profughi» organizzata a Oderzo a cui hanno partecipato molti sindaci e, in prima fila, anche il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Ciliegina sulla torta il fatto che proprio nel giorno della marcia la stragrande maggioranza dei sindaci della Destra Piave fosse stata invitata in Prefettura per discutere della possibile apertura di un centro di accoglienza alla ex Zanusso di Oderzo, e abbiano dato “pacco”. La linea del prefetto è netta: «Tutti devono partecipare alla gestione dell’emergenza, con i “no” non si ottiene nulla se non aggravare la situazione di chi già oggi accoglie i migranti. Rifiutarsi di partecipare alla gestione dell’emergenza non equivale ad allontanare il problema. Perchè le assegnazioni vengono fatte sulla base di bandi a cui partecipano privati... e i privati trovano spazi per accogliere i profughi dove li offre il mercato, non dove vogliono i sindaci». Lo ha ribadito con forza martedì. Ma per tutta risposta ha incassato l’ordine di scuderia del nuovo segretario nathional della Lega Nord Gianantonio Da Re, che ai suoi sindaci ha ordinato: «nessuno partecipi alla riunione di venerdì», un diktat che pare essere stato accolto in massa dai primi cittadini leghisti (ma anche filo-leghisti) che hanno già annunciato l’assenza.

Il prefetto Lega ieri ha reagito alla sfida leghista senza cedere il passo, e ribadendo la sua posizione: «Invito tutti i sindaci a venire, oggi è importante pianificare, siamo chiamati a dare risposte vere, a dimostrare maturità politica. L’emergenza non si ferma con i no, ma insieme la possiamo gestire nel modo migliore per non farla gravare su nessuno».

A puntare il dito contro il fronte del no, e contro il diktat leghista è stata ieri la senatrice Pd Laura Puppato, che già aveva attaccato Zaia per la sua partecipazione alla marcia del “no”: «È di una gravità istituzionale inaudita che un partito si permetta di dare ordini ai sindaci. I primi cittadini sono organi dello Stato, guai se si obbedisce a un partito e non ai propri obblighi di responsabilità istituzionale». Gli appelli andranno a segno? Basterà contare le sedie occupate. Se i pronostici sono giusti però, il tempo della trattativa pare accantonato.

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