Treviso, piazza Duomo vietata al corteo del gay pride

TREVISO. Gay pride a Treviso, il corteo dell’orgoglio omosessuale che si terrà a maggio in città avrà un percorso “blindato”: non potrà passare in piazza Duomo, ossia sotto le finestre del vescovado, per evitare che a qualche manifestante venga in mente di lanciare sfottò e provocazioni in quella direzione. Anche perché, in prima battuta, gli organizzatori dell’evento avrebbero avuto l’intenzione, espressa giorni fa all’amministrazione comunale, di passare con dei carri «a tema» proprio sotto il vescovado, per denunciare la ristrettezza di vedute della Chiesa cattolica. Intenzione subito stoppata dal Comune.
«Se volete il patrocinio del Comune», ha infatti detto il sindaco Giovanni Manildo agli organizzatori, «dovete garantirci sobrietà: niente carnevalate». «Faremo il gay pride a Treviso con o senza l’ok del Comune», ha replicato sabato scorso il consigliere comunale del Pd Michela Nieri, membro della maggioranza ma anche una delle promotrici della manifestazione. Infatti: il Comune non può vietare la manifestazione, può farlo casomai solo la Questura per motivi di ordine pubblico. Però il Comune può dare o meno il proprio patrocinio e, appunto, invitare le forze dell’ordine a vietare il passaggio del corteo in certi punti della città, come piazza Duomo, per motivi di sicurezza ma anche di decoro.
È insomma in salita il dialogo tra organizzatori e giunta Manildo, che sull’argomento ha le idee chiare, almeno parte di essa. Di sicuro il sindaco Giovanni Manildo e il suo vice Roberto Grigoletto, che dice: «Non condividiamo il metodo, non ci convincono simili manifestazioni. E parlo del Gay Pride ma anche della manifestazione nazionale che sabato scorso in piazza Indipendenza ha portato 400 persone per chiedere una legge che riconosca le unioni civili» e l’uguaglianza di tutele giuridiche per le persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, e infatti per gli organizzatori del gay pride è stata il primo passo verso l’appuntamento di maggio. «Come non condividiamo il family day», continua Grigoletto, «organizzato per sabato prossimo a tutela della famiglia tradizionale. Sono iniziative, tutte e tre, propagandistiche e ideologiche. Per noi garantire il diritto di tutti vuol dire cambiare le cose, non fare i cortei. Vuol dire, come ha fatto la giunta Manildo, cambiare il regolamento degli alloggi popolari per dare più opportunità anche alle coppie di fatto. Vuole dire, come abbiamo fatto, creare il registro comunale delle coppie di fatto. Vuol dire, come abbiamo fatto, registrare un matrimonio celebrato all’estero da una coppia gay. Fatti, insomma. I cortei non ci piacciono. Proprio per questo non è scontato il nostro patrocinio al Gay Pride, o meglio Onda Pride perché avrà valenza triveneta. Devono garantirci correttezza: niente carnevalate. E comunque, tornando alla manifestazione di sabato, mi pare non ci sia stata tanta gente: la città non è interessata». Anche se erano presenti alcuni assessori della giunta Manildo ed esponenti della maggioranza.
Anche l’assessore Paolo Camolei è contrario: «Gli organizzatori devono darci garanzia di serietà, ma anche secondo il mio pensiero certe sfilate sono inutili».
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